Trascrizione Le dimensioni dell'Io
Distinzione tra Io Contenuto, Io Processo e Io Contesto
Per comprendere la struttura dell'identità da questo modello psicoterapeutico, è necessario scomporre l'"Io" in tre dimensioni funzionali. La prima è l'Io come Contenuto (o Io Concettualizzato).
Si tratta della storia che raccontiamo di noi stessi: le nostre etichette, i nostri ruoli, le nostre valutazioni e i nostri ricordi.
È il curriculum vitae della nostra mente: "sono intelligente", "sono timido", "sono una vittima", "sono un ingegnere".
La seconda dimensione è l'Io come Processo. Si riferisce alla connessione fluida con il momento presente; è la parte di noi che sta notando e sperimentando gli eventi interni ed esterni in tempo reale ("ora sto sentendo freddo", "ora sto pensando alla cena").
La terza dimensione, e la più cruciale per la flessibilità psicologica, è l'Io come Contesto.
Questo è il "sé" più difficile da definire a parole perché non è una cosa né un pensiero, ma il luogo da cui accadono le cose. È la prospettiva dell'osservatore puro.
Se immaginiamo la nostra mente come una casa, l'Io Contenuto sarebbe l'arredamento e i quadri (le nostre idee), l'Io Processo sarebbe l'attività di vivere nella casa, e l'Io Contesto sarebbe lo spazio fisico delle stanze che permette all'arredamento di esistere.
Questo "io" non può essere danneggiato dai contenuti; è il contenitore immutabile di tutta la nostra esperienza vitale.
Mentre i nostri pensieri e le nostre emozioni cambiano costantemente, la prospettiva da cui li osserviamo rimane stabile per tutta la vita.
Il pericolo di un'eccessiva identificazione con ruoli o etichette
La patologia e la sofferenza si intensificano quando ci fondiamo totalmente con l'Io Contenuto.
Quando crediamo di essere le nostre etichette, perdiamo la capacità di adattarci ai cambiamenti.
Immaginiamo, ad esempio, una persona che ha costruito tutta la sua identità attorno al concetto "sono un atleta d'élite".
Se questa persona subisce un infortunio che le impedisce di competere, non solo perde un'attività, ma sente di perdere la propria esistenza.
Essendo fusa con il contenuto ("atleta"), la scomparsa di quel ruolo viene vissuta come una morte psicologica, generando depressione e crisi di identità. Allo stesso modo, le etichette negative possono diventare delle prigioni.
Se qualcuno si identifica ciecamente con l'etichetta "sono una persona tossica" o "sono un fallito", agirà inevitabilmente per confermare tale identità, cercando coerenza interna.
Il Sé come Contesto offre una via d'uscita da questa trappola. Ci permette di vedere che abbiamo dei ruoli (lavoratore, partner, amico), ma che non siamo quei ruoli. Siamo il palcoscenico su cui quei ruoli vengono interpretati.
Questa disidentificazione è libera
le dimensioni dellio