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Mindfulness e autocompassione

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Trascrizione Mindfulness e autocompassione


L'autocritica come abitudine distruttiva

Molti pazienti affetti da depressione o ansia hanno un dialogo interiore brutalmente critico ("sono stupido", "non valgo nulla"). Credono erroneamente che questa durezza sia necessaria per motivarsi o correggersi.

La componente di autocompassione nella Mindfulness cerca di cambiare questo rapporto con se stessi.

L'autocompassione è definita non come pietà o indulgenza, ma come trattare se stessi con la stessa gentilezza, cura e sostegno che si offrirebbe a un buon amico o a una persona cara che sta soffrendo o ha commesso un errore.

L'esercizio del coach

Per smontare la convinzione che la critica funzioni, si utilizza l'esercizio del "Coach". Al paziente viene chiesto di immaginare due allenatori sportivi.

Il primo (critico) urla, insulta e umilia ad ogni errore ("Sei un incapace, corri di più!").

Il secondo (Compassionevole) corregge ma incoraggia, valida lo sforzo e offre strategie di miglioramento ("Ho visto che ti sei impegnato, correggiamo la postura per la prossima volta").

Al paziente viene chiesto: "Con quale allenatore ti sentiresti più motivato, meno ansioso e avresti prestazioni migliori a lungo termine?".

Inevitabilmente scelgono quello compassionevole, il che serve come base per iniziare a cambiare il proprio "allenatore interno".

Pratica della voce compassionevole

L'intervento implica allenare attivamente una nuova voce interiore. Quando il paziente nota che sta soffrendo o ha fallito (Mindfulness: "provo vergogna"), invece di attaccarsi, viene istruito a offrirsi parole di incoraggiamento.

Se ha fallito in un compito, invece di "sono un disastro", si pratica dire: "Questo è difficile ed è normale commettere errori; sto imparando e ci riproverò".

Questo cambiamento riduce la minaccia interna e attiva il sistema di calma e sicurezza del cervello, facilitando il recupero emotivo e la resilienza.

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