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L'interazione di fattori biologici, ambientali e psicologici

L'approccio alle dipendenze e alla mancanza di controllo degli impulsi richiede una visione multifattoriale, riconoscendo che non esiste un'unica causa.

Da un punto di vista biologico e genetico, le prove suggeriscono che esiste una significativa predisposizione ereditaria.

Se una persona ha una storia familiare di alcolismo, il suo cervello può elaborare la sostanza in modo diverso, ottenendo un rinforzo più potente o sviluppando una tolleranza più rapida.

Questo non è una condanna, ma un fattore di rischio che deve essere riconosciuto e gestito, eliminando il senso di colpa morale ("sono un vizioso") e sostituendolo con la responsabilità biologica.

Il fattore ambientale è altrettanto critico. L'ambiente in cui si cresce e si vive funge da catalizzatore.

La disponibilità della sostanza, la normalizzazione culturale del consumo e l'età di inizio sono determinanti.

Ad esempio, iniziare a bere alcolici nella preadolescenza altera lo sviluppo cerebrale e moltiplica esponenzialmente il rischio di dipendenza nell'età adulta rispetto a chi inizia dopo i 21 anni.

Infine, il fattore psicologico (capacità di affrontare le difficoltà, gestione delle emozioni e convinzioni) interagisce con i precedenti.

Un trattamento efficace non può ignorare nessuno di questi aspetti: può richiedere una disintossicazione medica (biologica), un cambiamento dei circoli sociali (ambientale) e un allenamento alla flessibilità psicologica (psicologico).

Ignorare la biologia o l'ambiente e concentrarsi solo sulla "mente" porta spesso al fallimento terapeutico.

La riconnessione con i valori come prevenzione delle ricadute

Nella fase di mantenimento e recupero a lungo termine, la semplice astinenza ("non consumare") è spesso un motivatore insufficiente.

Evitare qualcosa è un obiettivo "da uomo morto" (anche un cadavere può "non bere").

Per sostenere lo sforzo titanico che comporta il recupero, la persona ha bisogno di un "perché" potente. È qui che il lavoro sui valori diventa indispensabile.

Il recupero non deve concentrarsi solo sull'allontanarsi dalla droga o dall'abitudine, ma sull'avvicinarsi a una vita che valga la pena di essere vissuta.

Se una persona smette di giocare compulsivamente ma la sua vita rimane priva di scopo, relazioni e attività significative, il rischio di ricaduta è altissimo, perché il gioco riempiva quel vuoto.

L'intervento si concentra sull'aiutare l'individuo a costruire una vita ricca basata sui suoi valori (essere un padre presente, essere un professionista creativo, prendersi cura della propria salute).

Quando la persona è "impegnata" a vivere una vita degna di essere vissuta, la dipendenza perde la sua funzione principale.

Usiamo la metafora dell'astronave: se un'astronave esce dall'orbita terrestre (la dipendenza) ma non ha una destinazione (valori come la Luna o Marte), rimarrà a fluttuare senza meta e al


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