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Clinica vs. tradizionale

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Trascrizione Clinica vs. tradizionale


Definizione operativa: attenzione intenzionale e non giudicante

Nel contesto della Terapia dell'Accettazione e dell'Impegno, la "mindfulness" o consapevolezza si spoglia delle sue connotazioni mistiche per diventare uno strumento tecnico e psicologico preciso.

È definita operativamente come l'atto di prestare attenzione in modo specifico: con un'intenzione deliberata, concentrata sul momento presente e libera da giudizi di valore. Questa definizione implica diversi componenti critici.

In primo luogo, "intenzione deliberata" significa che usciamo dal pilota automatico; non guardiamo per il gusto di guardare, ma dirigiamo volontariamente la nostra coscienza verso un oggetto o una sensazione.

In secondo luogo, l'attenzione è rivolta al "presente", il che interrompe il flusso di rimuginamenti sul passato o di preoccupazioni per il futuro.

Il terzo elemento, "senza giudizio", è forse il più impegnativo. Significa osservare l'esperienza così com'è, senza etichettarla come "buona" o "cattiva", "giusta" o "ingiusta".

Se sentiamo tensione al collo, la consapevolezza ci invita a notare la tensione ("c'è pressione qui"), invece di valutarla ("odio questa tensione, mi verrà sicuramente il mal di testa").

Si tratta di assumere la posizione di un testimone imparziale della propria esperienza, permettendo agli eventi interni di esistere senza aggiungere una narrazione valutativa.

Questa capacità di pura osservazione è la base per rompere la reattività automatica ai nostri pensieri e alle nostre emozioni.

Demistificazione: non si tratta di rilassamento né di mente vuota

Esiste una confusione diffusa, alimentata dalla cultura popolare, secondo cui l'obiettivo della mindfulness è rilassarsi, "svuotare la mente" o raggiungere uno stato di felicità zen.

Dal punto di vista clinico dell'ACT, questo è sbagliato. La mindfulness è uno strumento di connessione, non di evasione.

Se stai vivendo un'ansia intensa, praticare la mindfulness ti porterà a sentire quell'ansia con maggiore chiarezza e dettaglio, non a eliminarla.

Sebbene il rilassamento possa verificarsi come piacevole effetto collaterale, ricercarlo come obiettivo principale trasforma la pratica in un esercizio di evitamento esperienziale, il che è controproducente. Non si tratta nemmeno di svuotare la mente.

La natura della mente è quella di generare pensieri, proprio come quella del cuore è quella di battere. Cercare di fermare il pensiero è una battaglia persa.

L'obiettivo è notare che la mente sta pensando, osservare il contenuto di quei pensieri e lasciarli passare senza agganciarsi ad essi, tornando ripetutamente all'ancora dell'attenzione. È un allenamento nel "rendersi conto e tornare".

Pertanto, non è una pratica pensata per sentirsi bene, ma per "sentire bene" (con precisione e apertura) qualsiasi cosa sia presente, sia essa dolore o piacere, consentendo una piena partecipazione alla vita così come si presenta nel momento presente.

Sommario

Nel contesto dell'ACT, la consapevolezza si spoglia di connotazioni mistiche per definirsi tecnicamente come l'attenzione intenzionale al momento presente, libera da giudizi e valutazioni.

Questa pratica implica assumere la posizione di un testimone imparziale. Non si cerca di etichettare l'esperienza come buona o cattiva, ma di osservarla così com'è, rompendo la reattività automatica.

È fondamentale capire che l'obiettivo non è il rilassamento né svuotare la mente. Si tratta di connettersi con precisione con ciò che accade, sia esso dolore o piacere.


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