Demistificazione della sessualità nelle persone con disabilità

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Trascrizione  Demistificazione della sessualità nelle persone con disabilità


Per smantellare miti su asessualità e ipersessualità nelle persone con disabilità, segui il corso di formazione sulla sessualità in centri di accoglienza che fornisce strumenti pratici e etici.

Eliminazione di barriere, tabù e credenze errate sull’asessualità o l’ipersessualità

L’esperienza della sessualità nelle persone con disabilità intellettiva è stata storicamente annullata da visioni polarizzate e prive di fondamento scientifico.

L’approccio professionale richiede lo smantellamento di questi pregiudizi per garantire i loro diritti affettivi e riproduttivi.

Il mito dell’asessualità (l’“eterno bambino”): culturalmente, si tende a infantilizzare le persone con disabilità intellettiva, partendo dal presupposto che il loro sviluppo cognitivo blocchi il loro sviluppo biologico e pulsionale.

Questa convinzione le priva della loro condizione di uomini e donne adulti con desideri, fantasie e bisogni di intimità, giustificando la sistematica omissione dell’educazione sessuale nei loro programmi didattici.

Il mito dell’ipersessualità (la «bestia incontrollabile»): all’estremo opposto, esiste il timore infondato che i loro impulsi sessuali siano smisurati, patologici o pericolosi.

I comportamenti di esibizionismo o le molestie in pubblico raramente sono dovuti a un eccesso di libido; nella stragrande maggioranza dei casi, sono il risultato diretto di una mancanza di educazione socio-sessuale, di scarse abilità sociali o di semplice imitazione senza comprensione del contesto.

Riconoscimento della pluralità: è imperativo accettare che le persone con disabilità vivano la sessualità in modi altrettanto diversi quanto il resto della popolazione.

Provano attrazione, si innamorano, provano desiderio di autoerotismo e hanno un proprio orientamento sessuale e una propria identità di genere, necessitando di un sostegno adeguato per canalizzare queste esperienze, non per sopprimerle.

Riconoscimento della vulnerabilità, del bisogno di privacy e delle peculiarità della loro socializzazione

Il contesto sociale e istituzionale influenza fortemente il modo in cui questo gruppo esprime la propria affettività, generando spesso barriere sistemiche che minacciano la loro dignità e sicurezza.

Vulnerabilità di fronte agli abusi: le persone con disabilità intellettiva presentano tassi di vittimizzazione sessuale statisticamente più elevati.

Ciò è dovuto a un’«educazione all’obbedienza e alla compiacenza» in cui viene loro insegnato a non mettere in discussione l’autorità, a cui si aggiungono la dipendenza fisica dai propri assistenti e l’ignoranza su ciò che costituisce un abuso (a causa della mancanza di educazione preventiva).

La privazione dell’intimità: le istituzioni, i centri diurni e le case famiglia spesso non garantiscono spazi privati.

Le camere condivise, la sorveglianza costante e l’ingerenza sistematica nell’igiene personale annullano il concetto di privacy.

In assenza di spazi intimi, i comportamenti autoerotici finiscono per manifestarsi nelle aree comuni, venendo puniti anziché essere reindirizzati.

Peculiarità della socializzazione: le loro reti sociali sono spesso mediate e controllate dagli adulti.

Hanno meno opportunità di interagire liberamente con i propri coetanei senza supervisione, il che rende difficile l’apprendimento naturale del corteggiamento, la gestione del rifiuto e la creazione di legami di coppia normali.

Sintesi

L’intervento affettivo-sessuale nell’ambito della disabilità intellettiva deve partire dall’eliminazione dei miti paralizzanti che li etichettano come esseri asessuati o ipersessuali.

Riconoscere la loro condizione di esseri sessuati implica, a sua volta, identificare le barriere del loro ambiente: una socializzazione ipercontrollata, una carenza sistematica di spazi di privacy e una vulnerabilità critica di fronte agli abusi, causata dalla dipendenza e dalla mancanza di alfabetizzazione corporea.

Affrontare queste realtà è il passo preliminare imprescindibile per qualsiasi intervento pedagogico dignitoso ed efficace.


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