Approccio alla sessualità nei minori con una storia di abusi sessuali infantili [ASI]

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Trascrizione  Approccio alla sessualità nei minori con una storia di abusi sessuali infantili [ASI]


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Conseguenze del trauma complesso sullo sviluppo affettivo e sulla corporeità

L’esperienza di subire aggressioni durante fasi critiche dello sviluppo altera strutturalmente l’integrazione neurobiologica, emotiva e relazionale dell’individuo.

Quando un minore è vittima di una grave violazione dei propri limiti corporei, specialmente se perpetrata da figure che avrebbero dovuto fornirgli cura e sicurezza, la sua concezione del mondo come luogo prevedibile va completamente in frantumi.

A livello corporeo, il trauma si imprime profondamente, facendo sì che il proprio organismo venga percepito come un territorio ostile, infido o fonte costante di pericolo.

Come meccanismo di sopravvivenza, è comune la comparsa di quadri dissociativi, in cui la persona si disconnette dalle proprie sensazioni fisiche per tollerare l’angoscia.

Nell’ambito dello sviluppo affettivo, queste esperienze generano modelli di attaccamento profondamente disorganizzati.

Le vittime incontrano difficoltà estreme nel decodificare le intenzioni altrui, oscillando tra un’ipervigilanza paralizzante di fronte al contatto fisico normale e, paradossalmente, una maggiore vulnerabilità che le predispone a subire ulteriori vittimizzazioni.

La distorsione cognitiva che ne deriva associa spesso l’affetto alla violenza, al segreto e alla coercizione, facendo sì che, una volta raggiunta la pubertà, i naturali impulsi di esplorazione siano contaminati da sentimenti intrusivi di colpa, vergogna tossica e sporcizia.

L’assenza di uno schema corporeo sicuro impedisce al giovane di stabilire confini interpersonali saldi, ostacolando enormemente la sua capacità di discernere tra interazioni sane e dinamiche abusive nel proprio ambiente sociale.

Intervento terapeutico integrativo e risignificazione dello spazio corporeo

Il lavoro socio-educativo con soggetti traumatizzati richiede obbligatoriamente l’adozione di un modello di intervento sensibile al trauma, basato sulla prevedibilità, sulla trasparenza e sul massimo rispetto dei tempi interni del minore.

I professionisti devono operare partendo dal presupposto che i comportamenti dirompenti, l’isolamento o le reazioni sproporzionate non sono atti di ribellione volontaria, ma risposte deregolate di un sistema nervoso che percepisce minacce costanti.

L’intervento diretto deve evitare qualsiasi approccio che possa essere interpretato come invasivo; il contatto fisico e l’invasione dello spazio personale devono essere sempre preceduti da un consenso esplicito e verbalizzato.

L’obiettivo centrale dell’accompagnamento è facilitare la risignificazione del corpo, aiutando il giovane a passare dalla percezione di essere un mero oggetto violato alla riconquista della propria agenzia somatica.

Ciò si ottiene promuovendo progressivamente attività che ricolleghino l’individuo a sensazioni di forza, radicamento e controllo sui propri movimenti.

A livello di dialogo, è necessario convalidare sistematicamente il dolore del minore, bandendo ogni accenno di colpevolizzazione e attribuendo la responsabilità integrale all’aggressore.

Fornendo un sostegno relazionale sicuro e costante, libero da pretese affrettate, gli educatori consentono a


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