Prevenzione della rivittimizzazione, interrogatori inadeguati e giudizi di valore

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Trascrizione  Prevenzione della rivittimizzazione, interrogatori inadeguati e giudizi di valore


Per apprendere protocolli riservati e sostenere la vittima senza esporla al trauma, segui il corso pratico su rilevazione e prevenzione della rivittimizzazione nell'abuso infantile e applica subito procedure protettive nelle tue pratiche quotidiane.

Principi per la mitigazione della rivittimizzazione in un ambiente protettivo

La rivittimizzazione costituisce uno degli impatti psicologici più gravi che un minore possa subire durante il processo di rivelazione o individuazione dell’abuso sessuale infantile.

Questo fenomeno si innesca quando l’ambiente adulto o istituzionale costringe la vittima a ripetere continuamente la propria testimonianza, sottoponendola a interrogatori ripetitivi o a procedure disorganizzate.

Per evitare questa violenza secondaria, la risposta protettiva deve essere strutturata secondo un approccio riservato, coordinato e di sostegno immediato.

Il ruolo dell’adulto non consiste nell’indagare sui dettagli del reato né nel verificare minuziosamente le prove, ma nel fornire sostegno, credibilità e protezione.

Limitando la raccolta di informazioni allo stretto necessario per attivare i percorsi di riferimento, si evita che l’intervento di protezione riproduca il trauma originario.

Garantire uno spazio sicuro e personalizzato assicura che il minore mantenga il controllo della propria narrazione senza sentirsi sotto pressione o esposto a persone non autorizzate.

Eliminazione di interrogatori inadeguati e pregiudizi induttivi

Di fronte alla denuncia di una violenza sessuale, è imperativo eliminare domande inquisitorie, suggestive o accusatorie che contaminino il racconto del minore o gli attribuiscano la responsabilità.

Porre domande del tipo «perché non sei scappato?», «perché non hai opposto resistenza?» o «perché hai tenuto segreto l’accaduto?» genera un grave senso di colpa nella vittima.

Allo stesso modo, l’adulto deve astenersi dal porre domande induttive, dal riempire i silenzi del minore o dal completare le sue frasi con spiegazioni proprie.

La tecnica corretta richiede di mantenere un ascolto attivo, neutrale e rispettoso, riportando testualmente le parole utilizzate dal bambino o dalla bambina.

È fondamentale non esercitare pressioni sul minore per ottenere dettagli morbosi o superflui; una volta ricevute le informazioni spontanee, l’interrogatorio deve cessare completamente per preservare la validità della prova ed evitare la contaminazione della testimonianza in futuri procedimenti giudiziari o amministrativi a carico delle autorità competenti del sistema istituzionale di protezione integrale.

Eliminazione dei giudizi di valore e contenimento emotivo assertivo

La gestione emotiva degli adulti di fronte al sospetto o alla rivelazione di abusi sessuali su minori richiede un rigoroso autocontrollo, privo di giudizi di valore.

Reazioni di panico, pianto smodato, rabbia o espressioni di rifiuto nei confronti del presunto aggressore provocano la paralisi del minore, che può sentirsi in colpa per il turbamento causato al proprio ambiente.

Allo stesso modo, espressioni di scetticismo, screditamento o minimizzazione minano la fiducia della vittima, portandola a ritrattare.

Per fornire un sostegno assertivo, il professionista o chi si prende cura del bambino deve mettersi all’altezza fisica del bambino, mantenere un tono calmo e assicurargli in modo categorico che non ha commesso alcuna colpa.

Convalidare le emozioni manifestate e trasmettere costantemente


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