Trascrizione Intervento nel TAG
Consapevolezza e psicoeducazione della preoccupazione
Il primo passo del trattamento è la presa di coscienza. Molti pazienti arrivano alla consultazione dicendo "mi sento preoccupato", confondendo un processo mentale con un'emozione.
Il terapeuta deve educare il paziente a comprendere che la preoccupazione è un processo cognitivo (pensieri verbali e immagini) e che l'ansia è la reazione emotiva e fisica a tale processo.
Al paziente viene chiesto di registrare le sue preoccupazioni per identificare dei modelli. È fondamentale distinguere tra problemi attuali (che richiedono una soluzione) e situazioni ipotetiche (che richiedono accettazione).
Etichettando il pensiero come "questa è una preoccupazione, non una realtà imminente", il paziente inizia a prendere le distanze dalla propria mente.
La tecnica del "Tempo di preoccupazione"
Uno degli strumenti comportamentali più efficaci per il TAG è l'assegnazione di un "Tempo di Preoccupazione".
Poiché chiedere al paziente di "smettere di preoccuparsi" è inefficace (effetto orso bianco), gli viene chiesto di rimandare la preoccupazione.
Si sceglie un momento specifico della giornata (ad esempio dalle 18:00 alle 18:30) per preoccuparsi volontariamente.
Se alle 10:00 del mattino sorge una preoccupazione, il paziente la annota e dice a se stesso: "Ci penserò alle 18:00".
Questo ha due effetti: in primo luogo, libera il resto della giornata per essere funzionali e concentrarsi sui compiti; in secondo luogo, quando arriva l'ora programmata, la preoccupazione spesso ha perso la sua urgenza emotiva o intensità, dimostrando al paziente che non era così catastrofica come sembrava inizialmente.
Esposizione all'incertezza
Per affrontare il problema alla radice, vengono progettati esercizi di esposizione all'incertezza.
L'obiettivo è che il paziente impari che l'incertezza è scomoda ma tollerabile e che le catastrofi che teme raramente si verificano.
Vengono prescritti compiti come: inviare un'e-mail senza rileggerla tre volte, non chiamare un familiare per verificare che sia arrivato bene, arrivare in ritardo a un appuntamento non cruciale o delegare un compito senza supervisionarlo.
Eliminando i comportamenti di sicurezza e di controllo, il paziente prova ansia a breve termine, ma a lungo termine il suo cervello impara che il mondo non finisce se non si ha il controllo assoluto di ogni variabile.
Sommario
Il trattamento inizia educando il paziente a distinguere la preoccupazione (pensiero) dall'ansia (emozione). Si impara a distinguere i problemi attuali, che richiedono una soluzione, dalle situazioni ipotetiche che richiedono l'accettazione dell'incertezza.
La tecnica del "Tempo di preoccupazione" consiste nel rimandare le rimuginazioni a un orario prestabilito. Questo libera la giornata per essere funzionale e riduce l'urgenza emotiva dei pensieri affrontandoli in un secondo momento.
L'esposizione all'incertezza mira ad eliminare i comportamenti di verifica e sicurezza. Tollerando volontariamente il dubbio, il cervello impara che la mancanza di controllo assoluto non porta alle catastrofi temute.
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