Trascrizione Concettualizzazione cognitiva nei disturbi alimentari
Convinzioni centrali sul valore e sul controllo
Nella concettualizzazione di un caso di anoressia, si identificano credenze nucleari profonde che collegano l'identità al corpo.
Spesso il paziente sostiene idee come "Non valgo nulla", "Sono antipatico" o "Sono incompetente".
Per compensare questa sensazione di inadeguatezza, si sviluppa la convinzione che il controllo assoluto sul cibo e sul peso sia l'unico modo per ottenere valore, sicurezza o ammirazione.
Il ragionamento sottostante è: "Se riesco a controllare la mia fame e il mio corpo, allora ho il controllo della mia vita e sono degno di rispetto".
La magrezza diventa un rifugio dal senso di caos interiore o di inadeguatezza.
Regole rigide e pensiero magico
Le convinzioni intermedie si manifestano come regole rigide e inflessibili.
Esempi comuni includono: "Se mangio cibi grassi, ingrasserò immediatamente", "Devo sentire fame per sapere che sto facendo bene" o "Se salto un pasto, sono forte; se cedo, sono debole".
Il paziente opera secondo un pensiero tutto o niente, in cui qualsiasi deviazione dalla dieta autoimposta viene interpretata come una catastrofe totale.
Inoltre, possono comparire pensieri magici in cui si crede che certi cibi abbiano il potere immediato di alterare visibilmente la forma del corpo dopo una sola ingestione.
Comportamenti di verifica e sicurezza
Per mantenere questo sistema di credenze, vengono sviluppate strategie comportamentali di mantenimento.
Ciò include la verifica ossessiva (pesarsi più volte al giorno, misurare i contorni del corpo, pizzicarsi la pelle per "rilevare" il grasso) e l'evitamento (indossare abiti molto larghi per non vedere il corpo, evitare specchi o situazioni sociali in cui è presente del cibo).
È anche comune l'errata interpretazione dei segnali fisiologici; ad esempio, la naturale sensazione di sazietà dopo aver mangiato viene pericolosamente reinterpretata come "essere grassi" o "aver mangiato troppo", scatenando ansi
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