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Valutazione e formulazione

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Trascrizione Valutazione e formulazione


Dalla diagnosi psichiatrica all'analisi funzionale del comportamento

L'inizio del trattamento in questa modalità terapeutica differisce in modo significativo dal modello medico tradizionale.

Mentre la psichiatria convenzionale si concentra sul raggruppamento dei sintomi per assegnare un'etichetta diagnostica (ad esempio, "Depressione Maggiore" o "Disturbo di Panico"), l'ACT dà la priorità all'analisi funzionale e alla formulazione del caso.

Non ci interessa tanto come si chiama il problema, quanto come funziona nella vita dell'individuo.

L'obiettivo è comprendere i meccanismi della sofferenza: quali eventi (interni o esterni) scatenano il comportamento, come reagisce la persona a tali eventi e quali conseguenze ne derivano a breve e lungo termine.

Per effettuare questa analisi, indaghiamo sulle cause e le conseguenze dei comportamenti problematici.

Ad esempio, se un cliente si rivolge a noi per problemi di rabbia, non ci limitiamo a etichettarlo come "esplosivo".

Analizziamo: cosa succede proprio prima dello scoppio? (Forse un pensiero del tipo "non mi rispettano").

Cosa ottiene la persona urlando? (Forse un'immediata sensazione di potere o di sollievo dalla tensione - rinforzo negativo). Qual è il costo a lungo termine? (Deterioramento delle relazioni e solitudine).

Questa mappatura permette di identificare che la funzione della rabbia non è la malvagità, ma l'evitamento dei sentimenti di vulnerabilità.

La formulazione del caso diventa una spiegazione narrativa del perché la persona è bloccata, identificando quali processi di inflessibilità (fusione, evitamento, mancanza di valori) stanno sostenendo il problema, il che guida l'intervento in modo molto più preciso di una semplice diagnosi.

La valutazione della flessibilità e il consenso informato

Prima di iniziare l'intervento vero e proprio, è fondamentale valutare l'attuale repertorio del cliente in termini di flessibilità psicologica.

Il terapeuta osserva: questa persona è in grado di notare i propri pensieri senza crederci? Ha chiarezza su ciò che le sta a cuore? È in grado di rimanere nel presente o divaga costantemente? Questa valutazione non viene effettuata solo con dei test, ma osservando l'interazione durante la seduta.

Se il cliente insiste nel ritenersi nel giusto o nel dare la colpa agli altri, vediamo rigidità nell'Io. Se razionalizza tutto, vediamo fusione con l'intelletto.

Inoltre, dato che l'ACT è una terapia controintuitiva (chiede alle persone di avvicinarsi al dolore invece di allontanarlo), il consenso informato è un passo etico e clinico fondamentale.

Non possiamo portare qualcuno in un territorio difficile senza il suo esplicito consenso. Il terapeuta deve spiegare che l'obiettivo non sarà necessariamente quello di "sentirsi bene" immediatamente, ma di "sentirsi bene" (in profondità) per vivere meglio.

Si può usare un'analogia come: "Scaleremo una montagna insieme. Non posso portare il tuo zaino, ma posso illuminare il sentiero.

A volte il sentiero sarà ripido e ti chiederò di fare cose che ti sembreranno strane o scomode, come smettere di lottare contro


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