Trascrizione Il paradosso del progresso e del benessere
La disconnessione tra progresso materiale e salute psicologica
Viviamo in un'epoca storica paradossale. Se guardiamo alle statistiche oggettive, l'essere umano occidentale medio ha accesso a comodità che i re di secoli fa non avrebbero nemmeno potuto sognare: acqua potabile, climatizzazione, antibiotici, accesso illimitato alle informazioni, intrattenimento istantaneo e un livello di sicurezza fisica relativamente molto alto. Tuttavia, gli indicatori di salute mentale non riflettono questo benessere materiale.
I tassi di suicidio, depressione, ansia e consumo di psicofarmaci sono ai massimi storici e continuano ad aumentare.
L'ACT sostiene che questo fenomeno sia dovuto a un uso errato dei nostri strumenti cognitivi.
La mente umana è una macchina brillante per risolvere i problemi esterni: se fa freddo, costruiamo una casa; se c'è un'infezione, creiamo un farmaco.
Abbiamo imparato che se qualcosa non ci piace nel mondo fisico, possiamo sistemarlo, eliminarlo o evitarlo.
L'errore fatale si verifica quando applichiamo questa stessa logica di "risoluzione dei problemi" al nostro mondo interiore.
Quando proviamo un'emozione che non ci piace (ansia, tristezza), pensiamo che sia un "problema" da eliminare, proprio come elimineremmo un'infestazione di termiti in casa. Ma i pensieri e le emozioni non funzionano così; non sono oggetti fisici.
Cercando di "risolverli" o sopprimerli usando le stesse regole che usiamo per il mondo esterno, spesso esacerbiamo la sofferenza, creando una società che ha tutto il materiale ma manca della capacità di stare con se stessa.
Decostruire il mito della felicità costante
La nostra cultura occidentale e l'industria del benessere ci hanno venduto una narrativa molto dannosa: lo stato naturale dell'essere umano dovrebbe essere la felicità, e se non sei felice, tranquillo e soddisfatto per la maggior parte del tempo, significa che sei "rotto", malato o che stai facendo qualcosa di sbagliato.
Siamo bombardati da messaggi che ci dicono che dobbiamo cercare la felicità a tutti i costi. L'ACT sostiene che questo è biologicamente ed evolutivamente falso.
La nostra mente non si è evoluta per renderci felici, ma per permetterci di sopravvivere in un ambiente ostile.
La mente predeterminata è una mente che cerca i pericoli, che confronta, che prevede il peggio per proteggerci. Le emozioni sono come il tempo: cambiano continuamente.
Aspettarsi che ci sia sempre il sole (felicità) non solo è irrealistico, ma ci porta a sentirci frustrati ogni volta che piove (tristezza).
Assumendo che la "normalità" sia la felicità costante, patologizziamo le normali esperienze umane.
Provare paura di fronte all'incertezza è normale; provare tristezza di fronte alla perdita è normale.
La terapia propone di abbandonare la ricerca edonistica della felicità (intesa come sentirsi bene tutto il tempo) perché è una trappola che ci porta all'evitamento.
Al suo posto, propone di cercare una felicità eudaimonica: un senso di scopo e vitalità che deriva dal vivere in modo coerente con i nostri valori, accettando che questo percorso includerà giorni di sole e giorni di tempesta.
Sommario
Viviamo un paradosso storico in cui l'elevato benessere materiale e la sicurezza fisica coesistono con indicatori di salute mentale in deterioramento, che mostrano tassi crescenti di suicidio, depressione e ansia.
Questo fenomeno nasce dall'applicazione errata della logica di risoluzione dei problemi del mondo fisico al mondo interiore, cercando di eliminare le emozioni spiacevoli come se fossero minacce esterne o guasti.
L'ACT sfida la narrativa culturale della felicità costante, sostenendo che la mente si è evoluta per la sopravvivenza, non per il benessere, e propone di cercare una vita con uno scopo (eudaimonico).
il paradosso del progresso e del benessere