Trascrizione Tecnica del delfino: potenza e ritmo
L'ondulazione come motore centrale
Lo stile a farfalla è ampiamente considerato il più impegnativo dal punto di vista fisico e tecnico, distinguendosi sia per la sua potenza che per la sua estetica.
A differenza del crawl o del dorso, dove la rotazione è longitudinale, il delfino si basa su un'ondulazione ritmica di tutto il corpo sull'asse trasversale.
L'allenatore deve insegnare che la propulsione non nasce dalle spalle, ma dal tronco e dai fianchi.
Il movimento è simile a quello di un delfino: un'onda che parte dal petto, attraversa i fianchi e termina con un colpo di piedi.
Se il nuotatore cerca di nuotare "piatto" o di fare affidamento solo sulla forza delle braccia, la fatica si manifesterà in pochi secondi.
La chiave tecnica è la coordinazione; il corpo deve scivolare nell'acqua riducendo al minimo la resistenza verticale, utilizzando l'onda per sollevare naturalmente le spalle per il recupero aereo delle braccia.
Il ritmo del doppio calcio
La struttura ritmica del delfino è definita da due calci a delfino per ogni ciclo di bracciata. Questa sincronizzazione è fondamentale per mantenere l'inerzia.
Il primo calcio, più potente, avviene quando le mani entrano in acqua, aiutando a spingere i fianchi verso l'alto e in avanti.
Il secondo calcio, spesso più sottile, viene eseguito alla fine della trazione (fase di spinta), facilitando l'uscita delle braccia dall'acqua.
L'allenatore deve lavorare intensamente per rafforzare questo "motore di gambe", poiché gambe deboli causano l'affondamento dei fianchi, lasciando il nuotatore in una posizione verticale di massima resistenza (drag).
L'istruzione si concentra sul mantenimento di una gambata continua e fluida che sostenga la velocità orizzontale nei momenti in cui le braccia non generano trazione.
Respirazione e mantenimento dell'inerzia
La respirazione nel delfino è il momento di maggiore vulnerabilità tecnica. Quando si alza la testa per inspirare, c'è il rischio immediato che i fianchi si abbassino, frenando l'avanzamento.
Per mitigare questo problema, viene insegnata una tecnica di respirazione bassa: il nuotatore deve proiettare il mento in avanti sulla superficie dell'acqua invece di sollevare tutto il busto verso l'alto.
Inoltre, per preservare il ritmo e l'inerzia, si raccomanda un modello di respirazione "uno sì, uno no" (respirare ogni due bracciate).
Ciò consente di mantener
tecnica del delfino potenza e ritmo