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Genesi ed evoluzione della DBT

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Trascrizione Genesi ed evoluzione della DBT


L'insufficienza dei modelli tradizionali di fronte alla complessità clinica

La terapia dialettico-comportamentale non è nata come teoria astratta, ma come soluzione pragmatica a una crisi clinica tangibile.

Alla fine degli anni '70 e all'inizio degli anni '80, i ricercatori che applicavano la Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC) standard si sono trovati di fronte a un muro insormontabile nel trattare pazienti con comportamenti suicidi cronici e diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità.

La metodologia in vigore all'epoca si concentrava quasi esclusivamente sull'identificazione degli errori di pensiero e sulla modifica diretta del comportamento.

Tuttavia, applicando questo approccio logico e orientato al cambiamento, i terapeuti hanno osservato una reazione paradossale: i pazienti si sentivano profondamente incompresi, criticati e invalidati.

L'insistenza sul "cambiamento" veniva interpretata come una conferma che le loro sofferenze non erano reali o che erano difettosi, il che li portava a chiudersi emotivamente, ad attaccare il terapeuta o ad abbandonare completamente il trattamento.

Questo fallimento terapeutico ha evidenziato che l'approccio standard era insufficiente per gestire l'estrema sensibilità emotiva di questi individui, che richiedevano una base di accettazione radicale prima di poter anche solo considerare la possibilità di modificare i loro comportamenti disadattivi.

L'integrazione dell'accettazione e la nascita della terza ondata

Di fronte a questa sfida, divenne evidente la necessità di un'innovazione radicale nella psicoterapia.

La soluzione non era quella di scartare la scienza comportamentale, ma di integrarla con un elemento che fino ad allora era stato estraneo alla psicologia clinica occidentale: l'accettazione radicale proveniente dalle pratiche contemplative orientali, come lo Zen.

Così nacque la DBT, che si posizionò come un pilastro della "terza ondata" delle terapie comportamentali.

A differenza delle precedenti, questa nuova corrente non cerca semplicemente di eliminare i sintomi, ma di cambiare il rapporto del paziente con le sue esperienze interiori.

La DBT ha introdotto strategie di validazione sistematica e formazione alla mindfulness come necessario contrappeso alle strategie di cambiamento.

Si è scoperto che solo bilanciando la tecnologia del cambiamento (TCC) con la tecnologia dell'accettazione (validazione e tolleranza al disagio), i pazienti potevano rimanere in terapia abbastanza a lungo da apprendere le abilità vitali che mancavano loro.

Questa evoluzione ha trasformato il trattamento da una lotta di potere a una danza dialettica, espandendone l'utilità oltre il rischio di suicidio a disturbi come la bulimia, l'abuso di sostanze e lo stress post-traumatico complesso.

Sommario

La TCC standard inizialmente fallì nel trattamento di pazienti con comportamenti suicidi e TLP. L'attenzione esclusiva al cambiamento faceva sì che i pazienti si sentissero invalidati e abbandonassero la terapia.

Era necessaria un'innovazione radicale che integrasse la scienza comportamentale con l'accettazione dello Zen. Questa combinazione era essenziale per gestire l'estrema sensibilità emotiva di questi individui.

La DBT è nata bilanciando le tecnologie del cambiamento e dell'accettazione, come la convalida. Ha trasformato la terapia in una danza dialettica, espandendone l'utilità oltre il rischio di suicidio.


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