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Trattamento del panico

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Trascrizione Trattamento del panico


Monitoraggio e ristrutturazione cognitiva

Il trattamento inizia con la registrazione dettagliata degli attacchi di panico. Il paziente deve annotare la situazione, il livello di ansia (0-10), i sintomi fisici esatti e, soprattutto, l'interpretazione di tali sintomi ("Pensavo che sarei svenuto").

Successivamente, si applica la ristrutturazione cognitiva per discutere queste interpretazioni. Si mette in discussione l'evidenza: "Quante volte hai provato quella sensazione di vertigini? Sei mai svenuto davvero?".

Si spiega la fisiologia: in un attacco di panico la pressione sanguigna aumenta, mentre in uno svenimento diminuisce; quindi, è fisiologicamente improbabile svenire durante un attacco di panico.

L'obiettivo è cambiare l'etichetta da "Pericolo di morte" a "Sintomo di ansia innocuo".

Esposizione interocettiva (induzione dei sintomi)

Per far sì che il paziente perda la paura delle proprie sensazioni corporee, si utilizza l'esposizione interocettiva.

Consiste nell'indurre deliberatamente, in ambulatorio, i sintomi che il paziente teme, affinché possa verificare che sono sicuri e transitori. Se il paziente teme la tachicardia, gli viene chiesto di correre sul posto.

Se teme l'asfissia o le vertigini, gli viene chiesto di respirare attraverso una cannuccia sottile o di iperventilare in modo controllato o di girare su una sedia.

Provocando la sensazione e vedendo che non si verifica alcuna catastrofe (non muore, non impazzisce), si rompe l'associazione tra la sensazione fisica e il pericolo imminente.

Eliminazione dei comportamenti di sicurezza e accettazione

Infine, si lavora per eliminare i comportamenti di sicurezza che mantengono il disturbo.

Molti pazienti credono di essere sopravvissuti all'attacco perché si sono seduti, hanno bevuto acqua, hanno chiamato qualcuno o si sono appoggiati al muro.

Il terapeuta deve incoraggiare il paziente ad affrontare la sensazione senza fare nulla per "salvarsi", dimostrando così che l'ansia diminuisce da sola grazie alla naturale assuefazione del corpo.

Si promuove un atteggiamento di accettazione del sintomo: invece di combattere la tachicardia (che la aumenta), si insegna a "lasciar stare" la sensazione, osservandola come un'onda che sale e inevitabilmente scende, senza cercare di controllarla.

Sommario

Si inizia monitorando gli attacchi e discutendo le interpretazioni catastrofiche. Si mette in discussione l'evidenza dei pericoli medici, cambiando l'etichetta cognitiva di "morte imminente" con quella di "sintomo di ansia innocuo".

L'esposizione interocettiva cerca di far perdere la paura delle sensazioni corporee. Si inducono deliberatamente i sintomi temuti (vertigini, tachicardia) per verificare che siano sicuri, transitori e non provochino i disastri immaginati.

Infine, vengono eliminate le condotte di sicurezza. Il paziente affronta l'ansia senza "stampelle" per imparare che il disagio diminuisce naturalmente con l'abitudine e l'accettazione, senza bisogno di combatterlo.


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