Trascrizione Principi della terapia cognitiva (Parte I)
La formulazione dinamica del caso in termini cognitivi
Il primo principio fondamentale stabilisce che la terapia non è una semplice raccolta di tecniche applicate a caso, ma si basa su una formulazione continua ed evolutiva dei problemi del paziente.
Ciò significa che il terapeuta deve tradurre i disturbi del paziente (dolore, affaticamento, conflitti) in termini cognitivi: pensieri automatici, credenze intermedie e credenze centrali.
Ad esempio, se un paziente di nome Javier arriva in consultazione riferendo un estremo esaurimento e il desiderio di rinunciare a tutto, la formulazione non si limita al sintomo "esaurimento".
Il terapeuta concettualizza che Javier possiede la convinzione centrale "sono inadeguato", che attiva regole rigide come "devo lavorare il doppio degli altri per essere accettato", generando pensieri automatici del tipo "non finirò mai" e la conseguente risposta fisiologica di affaticamento.
Questa formulazione viene adattata e perfezionata sessione dopo sessione, man mano che si ottengono ulteriori informazioni.
La costruzione di una solida alleanza terapeutica
Il secondo principio stabilisce che il successo dell'intervento dipende da un rapporto di fiducia, calore e sicurezza, noto come alleanza terapeutica.
Senza questo legame, anche le tecniche più sofisticate non hanno alcun impatto. Il terapeuta deve dimostrare empatia, interesse genuino e competenza.
Immaginiamo che una paziente riveli un segreto imbarazzante sul suo passato. Se il terapeuta reagisce con freddezza clinica o giudizio, l'alleanza si rompe.
Al contrario, una risposta che convalida l'emozione e mostra comprensione umana ("Deve essere stato molto difficile portare questo peso da sola per così tanto tempo") rafforza il legame, creando uno spazio sicuro in cui il paziente osa esplorare le sue cognizioni più dolorose. Questa relazione viene coltivata fin dal primo contatto.
Enfasi sulla collaborazione e la partecipazione attiva
La TCC si distingue per essere un lavoro di squadra; non è qualcosa che viene fatto al paziente, ma qualcosa che viene fatto con il paziente.
Questo principio di empirismo collaborativo implica che sia il terapeuta che il paziente abbiano un ruolo attivo.
Il terapeuta apporta la sua competenza metodologica e il paziente la sua esperienza personale.
Ad esempio, nel decidere quale compito svolgere durante la settimana, il terapeuta non impone un ordine ("Devi uscire a camminare tre volte").
Chiede invece: "Sulla base di ciò che abbiamo discusso riguardo al tuo isolamento, quale attività ritieni possa essere un primo passo fattibile per te questa settimana?".
Questo responsabilizza l'individuo, incoraggia la responsabilità e riduce la resistenza, poiché le soluzioni nascono dal consenso e non dall'autorità.
Sommario
La terapia si basa su una formulazione dinamica ed evolutiva dei problemi del paziente. Il terapeuta traduce i reclami vaghi in termini cognitivi specifici, come pensieri e credenze, adeguando questa concettualizzazione sessione dopo sessione.
Il successo dell'intervento dipende dalla costruzione di un'alleanza terapeutica solida e sicura. Senza un legame di fiducia, calore ed empatia genuina, anche le tecniche più sofisticate non hanno alcun impatto e il paziente non si apre.
Si distingue per l'empirismo collaborativo, dove il lavoro è uno sforzo di squadra attivo. Terapeuta e paziente partecipano insieme, concordando compiti e decisioni per promuovere la responsabilità, responsabilizzare l'individuo e ridurre la resistenza.
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