Trascrizione Identità fondamentale (Essere vs. Fare)
La trappola dell'identità basata sul "fare"
Un problema alla radice dell'autostima e della sindrome dell'impostore è la confusione tra chi sono (Essere) e cosa faccio (Fare).
Nella società moderna, è comune che le persone costruiscano la loro identità interamente sui loro ruoli professionali o sui risultati esterni.
Se una persona si definisce esclusivamente come "ingegnere" o "manager", il suo valore personale è ipotecato dalle sue prestazioni lavorative. Se perde il lavoro o va in pensione, sente di smettere di esistere o di avere valore.
Il lavoro terapeutico consiste nel separare queste due sfere, aiutando l'individuo a capire che la sua professione è un'attività che svolge, non la totalità della sua essenza.
Componenti dell'identità: corpo, anima e spirito
Per approfondire la conoscenza di sé, si utilizza un modello tripartito dell'essere umano. Il corpo è il veicolo fisico.
Lo Spirito (inteso in senso ampio o filosofico) è la connessione con il trascendente o i valori profondi.
L'Anima è composta dalla mente (pensieri), dalla volontà (decisioni) e dalle emozioni.
L'obiettivo è che la persona riconosca che la sua identità risiede in questa composizione integrale e nel modo in cui decide di usare le sue facoltà (volontà), e non negli oggetti che possiede o nei titoli che detiene.
Ciò fornisce una base di stabilità emotiva che non dipende dalle fluttuazioni del mercato del lavoro o dal successo esterno.
Riconoscimento del valore intrinseco
L'intervento mira a far identificare al paziente le qualità che sono inerenti alla sua persona e che rimarrebbero anche se perdesse tutto ciò che è materiale.
Gli viene chiesto: "Chi sei al di là del tuo lavoro?". Risposte come "Sono onesto", "Sono creativo", "Sono leale" o "Sono perseverante" indicano l'identità fondamentale.
Queste caratteristiche (l'Essere) sono più durature e preziose dei risultati temporanei (il Fare).
Ancorando l'autostima all'Essere, la persona diventa meno vulnerabile alla sindrome dell'impostore, poiché il suo valore non è in gioco ogni volta che svolge un compito.
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