INSERIRE

REGISTRARSI
Ricercatore

PAURA DI UNA RICADUTA

Seleziona la lingua :

Devi consentire i cookie di Vimeo per poter visualizzare il video.

Sblocca il corso completo e ottieni la certificazione!

Stai visualizzando il contenuto gratuito. Sblocca il corso completo per ottenere certificato, esami e materiale scaricabile.

*Con l’acquisto del corso ti regaliamo due corsi a tua scelta*

*Scopri la migliore offerta del web*

Trascrizione PAURA DI UNA RICADUTA


Fattori che rallentano la riabilitazione

Durante il processo di recupero, il fattore psicologico più limitante è spesso la paura di subire nuovamente un infortunio (kinesiofobia).

Questa paura può persistere anche quando il tessuto biologico è completamente guarito.

L'atleta può manifestare questa paura attraverso comportamenti evitanti, lamentele di dolore insolite senza base medica, disturbi del sonno o un'adesione irregolare alle linee guida riabilitative.

Questo atteggiamento difensivo crea un ciclo di "profezia che si autoavvera": la paura porta a proteggere eccessivamente la zona, alterando la biomeccanica naturale e aumentando il rischio di nuove lesioni in altre aree per compensazione. Consideriamo uno sciatore alpino che si sta riprendendo da un intervento chirurgico al ginocchio.

Sebbene i medici lo abbiano dimesso, continua a sciare con il peso del corpo arretrato e rigido per paura che il ginocchio ceda durante una curva.

Questa postura innaturale, frutto della paura, non solo riduce le sue prestazioni, ma sottopone anche le anche e la schiena a uno stress meccanico inutile, rallentando il suo ritorno al livello competitivo ottimale.

Strategie per normalizzare le sensazioni e rassicurare l'atleta

Per combattere la paura di una ricaduta, è fondamentale implementare un approccio psicologico integrato nella fisioterapia.

Le strategie includono la normalizzazione dell'esperienza della paura, spiegando all'atleta che provare apprensione è una risposta adattiva di protezione e non un segno di debolezza.

È inoltre fondamentale rassicurare sulla natura benigna di alcuni disturbi residui che non comportano danni.

Lo psicologo e il team medico devono lavorare per chiarire costantemente lo stato reale della lesione, utilizzando dati oggettivi per contrastare le percezioni soggettive di fragilità.

Ad esempio, mostrare a un giocatore di rugby che i suoi test di forza isocinetica eguagliano quelli della sua gamba sana può dargli la fiducia cognitiva necessaria per tornare sul ll'effettuare placcaggi con l'intensità richiesta, disattivando la "guardia muscolare" inconscia che il suo cervello aveva stabilito.

Sommario

La paura di una


paura di una ricaduta

Pubblicazioni recenti di psicologia sportiva

Ci sono errori o miglioramenti?

Dov'è l'errore?

Cosa c'è che non va?

Cerca