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La glicolisi anaerobica e la produzione di lattato

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Trascrizione La glicolisi anaerobica e la produzione di lattato


Metabolizzazione del glucosio in assenza di ossigeno

Quando lo stimolo fisico supera la breve capacità del sistema fosfagenico, che di solito si estende in un intervallo compreso tra trenta secondi e due minuti, la fisiologia corporea trasferisce il protagonismo alla glicolisi anaerobica.

Questo intreccio metabolico si occupa di frammentare meticolosamente il glucosio circolante nel flusso sanguigno, così come il glicogeno precedentemente depositato nella matrice muscolare, con il fermo proposito di forgiare nuovo ATP.

Analogamente alla via alattica, questa frazionamento chimico avviene senza alcun coinvolgimento dell'ossigeno, diventando lo strumento ideale per soddisfare richieste di alta intensità e media durata, come una corsa intensa di quattrocento metri.

Nonostante sia notevolmente più agile del sistema respiratorio, il suo livello di efficienza è basso, riuscendo a sintetizzare una quantità limitata di energia netta per ogni molecola degradata.

Generazione di piruvato e lattato tissutale

Durante la violenta decomposizione intracellulare degli zuccheri, il sottoprodotto chimico immediato che emerge è chiamato piruvato.

Poiché il fabbisogno energetico dell'allenamento è così urgente che il sistema cardiorespiratorio non è in grado di fornire ossigeno sufficiente alla zona, questo piruvato non può entrare nell'efficiente ciclo aerobico.

Di conseguenza, è costretto a trasformarsi rapidamente in molecole di lattato, un evento che è strettamente accompagnato dal rilascio di numerosi ioni idrogeno.

È proprio il forte accumulo di questi ioni idrogeno, e non del lattato stesso, a far precipitare il pH interno delle fibre, innescando un ambiente cellulare profondamente acido.

Questa temuta acidosi genera il classico bruciore paralizzante che costringe l'atleta a ridurre drasticamente il ritmo, fungendo da salvagente naturale contro strappi più gravi.

Riciclaggio metabolico dell'acido lattico

Contrariamente ai grandi dogmi del passato che demonizzavano l'acido lattico come un semplice scarto tossico, la ricerca contemporanea ha dimostrato che si tratta di un substrato energetico eccezionalmente prezioso.

Non appena l'intensità dell'esercizio diminuisce o inizia una fase di recupero attivo, il lattato accumulato abbandona le fibre affaticate e viene incorporato nella circolazione generale.

Attraverso il flusso sanguigno, si dirige verso strutture come il miocardio e il fegato; in quest'ultimo, attraverso un formidabile processo chiamato gluconeogenesi, il lattato viene invertito e trasformato nuovamente in glucosio puro.

Questo glucosio riciclato può essere immagazzinato come riserva epatica o, in alternativa, rispedito ai muscoli per continuare a sostenere lo sforzo, dimostrando una logistica organica straordinaria.

Riepilogo

La via glicolitica si attiva intensamente durante sforzi prolungati di intensità submassima. Per mantenere le prestazioni fisiche, l'organismo scompone rapidamente le sue riserve di zucchero intracellulare senza richiedere la presenza di ossigeno nei tessuti.

Questo rapido degrado metabolico genera piruvato che finisce per trasformarsi in molecole di lattato. L'accumulo simultaneo di ioni acidi provoca un drastico calo del pH cellulare, causando la nota sensazione di bruciore e affaticamento muscolare.

Lungi dall'essere un residuo biologico inutile, questo composto viene riciclato in modo altamente efficiente. Quando l'intensità dello sforzo diminuisce, il fegato trasforma nuovamente questi elementi in combustibile utile per prolungare l'attività sportiva.


la glicolisi anaerobica e la produzione di lattato

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