INSERIRE

REGISTRARSI
Ricercatore

Distorsioni cognitive: cosa sono e come identificarle in terapia - terapia cognitivo comportamentale

corsionline55.com

DaCorsiOnline55

2026-02-10
Distorsioni cognitive: cosa sono e come identificarle in terapia - terapia cognitivo comportamentale


Distorsioni cognitive: cosa sono e come identificarle in terapia - terapia cognitivo comportamentale

Ci capita a tutti: la mente cerca di aiutarci a capire il mondo, ma a volte lo fa con scorciatoie che distorcono ciò che vediamo. In un percorso terapeutico, imparare a riconoscere questi schemi è fondamentale per regolare le emozioni, prendere decisioni migliori e relazionarci con più calma. Di seguito troverai una guida chiara e pratica su come funzionano questi bias del pensiero, come si identificano in seduta e quali strumenti concreti possono aiutarti a gestirli.

Che cosa sono e perché sono importanti

Si tratta di schemi automatici di interpretazione che semplificano la realtà, ma a scapito della perdita di sfumature. Non sono “errori” in senso morale; sono abitudini mentali che un tempo hanno avuto una funzione protettiva (risparmiare tempo, anticipare rischi) e che, in certi contesti, possono intensificare ansia, tristezza, colpa o rabbia.

Origine e funzione adattativa

Molti si apprendono per esperienze precoci, cultura, apprendimento sociale o momenti di stress. In ambienti incerti, pensare in modo rapido e categorico può essere utile; tuttavia, se queste scorciatoie diventano il filtro principale, cominciamo a vedere minacce o fallimenti dove non ci sono.

Quando diventano problematici

Diventano un ostacolo quando si ripetono con rigidità, si applicano indiscriminatamente e guidano comportamenti che rinforzano il malessere. Per esempio, se interpretare una critica come un attacco ti porta a isolarti, perdi informazioni e opportunità di miglioramento, e l'isolamento conferma la tua lettura negativa.

Come identificarli in terapia

In seduta, il primo passo non è “correggere” il pensiero, ma osservarlo. Si esplora il contesto, l'emozione associata, l'intensità e le condotte che seguono. L'obiettivo non è avere “pensieri perfetti”, ma ampliare la prospettiva.

Indicatori nel linguaggio quotidiano

  • Parole assolute: “sempre”, “mai”, “tutto”, “niente”.
  • Interpretazioni di intenzione: “l'ha fatto per infastidirmi”.
  • Anticipare conclusioni: “andrà male”, “so che non funzionerà”.
  • Etichette globali su di sé: “sono un inutile”, “sono un fallimento”.
  • Regole rigide: “dovrei farcela con tutto”, “non devo sbagliare”.

Distinguerе i fatti dalle interpretazioni

In seduta si confronta l'osservabile con le inferenze. Separare questi livelli riduce la fusione con il pensiero e apre spazio per opzioni più equilibrate.

  • Fatto: “il mio collega non ha risposto all'email in 24 ore”.
  • Interpretazione: “mi ignora perché non gli piaccio”.
  • Alternative: “è impegnato con il lavoro”, “ha dato priorità alle urgenze”.

Tipi comuni che conviene conoscere

Dare loro un nome facilita riconoscerli al momento. Non è una lista per “etichettarti”, ma una mappa per orientarti.

  • Pensiero tutto o niente: vedere le cose agli estremi (“o perfetto o un disastro”).
  • Sovrageneralizzazione: a partire da un caso trai conclusioni generali (“oggi ho fallito, fallirò sempre”).
  • Filtro mentale: ti concentri sul negativo e ignori il positivo.
  • Svalutare il positivo: minimizzi i successi (“è fortuna”, “non conta”).
  • Leggere nella mente: assumi ciò che gli altri pensano senza prove.
  • Indovinare il futuro: dai per certo risultati non avvenuti.
  • Catastrofismo: esageri la gravità o le conseguenze.
  • Ragionamento emotivo: “se lo provo, è vero”.
  • Doverismi e pretese: regole inflessibili per te o per gli altri.
  • Personalizzazione: ti attribuisci responsabilità eccessiva per ciò che non controlli.
  • Fallacia del controllo: credi che tutto dipenda da te, o che nulla dipenda da te.
  • Etichettare: trasformi comportamenti puntuali in identità (“sono goffo”).

Esempi ed esercizi per individuarle

La pratica guidata aiuta a notare le sfumature. Tenere registri brevi tra le sedute fa una grande differenza.

Registro della situazione, del pensiero e della conseguenza

Un formato semplice: descrivi la situazione, annota il pensiero automatico e l'emozione/condotta associata. Poi cerca un'alternativa più equilibrata e osserva se cambia l'emozione.

  • Situazione: “Il mio capo ha aggrottato la fronte durante la riunione”.
  • Pensiero: “Ho problemi; perderò il lavoro”.
  • Emozione/condotta: ansia 8/10, silenzio, evitare di parlare.
  • Alternativa: “Potrebbe essere concentrato; chiederò se ha bisogno di qualcosa da me”.
  • Risultato: ansia scesa a 5/10; chiedo feedback e chiarisco dubbi.

Domande socratiche utili

  • Quali evidenze supportano e quali non supportano questo pensiero?
  • Se un amico pensasse questo, cosa gli direi?
  • Sto usando termini assoluti o etichette globali?
  • C'è un'altra spiegazione plausibile che sto trascurando?
  • Se si verificasse il peggior scenario, come lo affronterei passo dopo passo?

Esperimenti comportamentali

Invece di discutere con la mente, si mette alla prova la previsione. Si definisce un'ipotesi e un criterio di successo/insuccesso osservabile.

  • Ipotesi: “Se esprimo la mia opinione, mi ridicolizzeranno”. Prova: parlare 1 volta nella prossima riunione e registrare le reazioni reali.
  • Ipotesi: “Se mi riposo 10 minuti, sarò improduttivo”. Prova: programmare pause brevi e confrontare la prestazione.

Cosa fare quando appaiono

L'obiettivo è aumentare la flessibilità, non forzare “pensieri positivi”. Si tratta di passare da certezze rigide a stime sfumate.

  • Normalizzare e dare un nome: “Questo è catastrofismo; la mia mente cerca di proteggermi”.
  • Ancorarsi ai dati: quali fatti ho?, cosa resta da verificare?
  • Regolare il linguaggio: sostituire “mai/sempre” con “a volte”, “è probabile”, “potrebbe”.
  • Calcolare le probabilità: da 0 a 100, quanto è probabile?, quali evidenze modificherebbero la cifra?
  • Cercare il punto medio: redigi una versione alternativa che includa pro, contro e incertezza.
  • Piano A/B: se va bene, piano d'azione; se no, piano concreto di fronteggiamento.
  • Piccola azione di valore: un passo allineato ai tuoi valori che contrasti l'evitamento.
  • Autocompassione: parlarti come faresti con una persona cara riduce la reattività e migliora il giudizio.

Ruolo del terapeuta e della persona

  • Terapeuta: guidare con domande, modellare la curiosità, offrire psicoeducazione e accompagnare la pratica.
  • Persona: osservare con apertura, registrare esempi quotidiani e applicare microaggiustamenti nel contesto reale.

Errori frequenti e come evitarli

  • Litigare con il pensiero: cercare di sopprimerlo tende a rafforzarlo. Meglio osservarlo e tornare alle evidenze.
  • Saltare alla “ristrutturazione” senza validare l'emozione: prima riconoscere ciò che senti e perché ha senso.
  • Confondere sfumare con minimizzare: equilibrare non significa negare la difficoltà, ma vederla con maggiore risoluzione.
  • Cercare certezza assoluta: l'obiettivo è tollerare l'incertezza con piani ragionevoli, non indovinare il futuro.
  • Applicare regole universali: ogni contesto richiede adattamenti; ciò che funziona sul lavoro magari non vale in famiglia.

Quando chiedere supporto aggiuntivo

Se questi schemi sono accompagnati da sintomi intensi o persistenti che interferiscono con la tua vita, conviene valutare interventi più specifici o integrati.

  • Preoccupazione, umore depresso o irritabilità che non cede con gli strumenti di base.
  • Comportamenti di evitamento che limitano studio, lavoro o relazioni.
  • Storia di trauma, lutto complicato o consumo problematico di sostanze.
  • Ideazione autolesionista o rischio: richiede attenzione professionale immediata.

Risorse pratiche per la vita di tutti i giorni

  • Diario breve dei pensieri: 5 minuti alla fine della giornata per registrare una situazione e un'alternativa.
  • Scheda promemoria: lista di domande chiave da portare sul telefono o in borsa.
  • Pausa di tre minuti: respirare, notare il corpo e riformulare prima di agire.
  • Carico informativo sano: limitare fonti allarmistiche aiuta a ridurre il bias di minaccia.
  • Abitudini di base: sonno, movimento e connessione sociale attenuano la reattività cognitiva.

Allenare la mente a vedere con più sfumature è un processo, non un esame. Con pratica, pazienza e guida adeguata, è possibile passare da interpretazioni automatiche rigide a prospettive più utili e compassionevoli. Questo cambiamento non solo allevia i sintomi; apre anche spazio per scegliere con maggiore libertà come rispondere a ciò che la vita porta.

Diventa un esperto in Terapia cognitivo comportamentale!

Corso per Specializzarti in Terapia Cognitivo Comportamentale. Padroneggia la valutazione e le tecniche TCC - Composto da 20 argomenti e 64 ore di studio – a 12€

ESPLORA IL CORSO ORA

Pubblicazioni recenti

Cerca