Trascrizione Dialogo interno e autocompassione
Identificare il critico interiore
All'interno della psiche di chi dubita di sé stesso risiede una voce persistente e spesso crudele: il critico interiore o "sabotatore".
In origine, queste voci sono nate come meccanismi di sopravvivenza durante l'infanzia per proteggerci dalle minacce o assicurarci l'attenzione di chi si prendeva cura di noi. Tuttavia, nella vita adulta, questo meccanismo è sopravvissuto alla sua utilità.
Questo critico interiore incarna la paura e agisce rubandoci la gioia dei successi e la capacità di essere presenti.
È quella voce che insiste che "non è mai abbastanza" o che chiede "chi credi di essere?".
Per neutralizzarlo, è utile trattarlo come un'entità separata, osservandolo con curiosità ma senza obbedirgli, comprendendo che il suo obiettivo è quello di mantenerci in una zona di sicurezza obsoleta, impedendo la crescita e l'assunzione dei rischi necessari.
La tecnica dell'amico caro
Uno strumento potente per ricalibrare questo dialogo interiore è la pratica dell'autocompassione proiettata.
Quando commetti un errore o senti di non essere all'altezza, immagina che una persona che ami profondamente venga da te con lo stesso problema.
Le diresti che è un impostore, che è inutile e che dovrebbe arrendersi? Sicuramente no; le offrirai conforto, metterai in risalto i suoi sforzi e le ricorderai il suo valore.
La discrepanza tra il modo in cui parliamo agli altri e il modo in cui parliamo a noi stessi rivela una mancanza di amore per noi stessi.
L'esercizio consiste nello scrivere e verbalizzare a se stessi quelle stesse parole di sostegno e logica compassionevole che offriremmo a un terzo, calmando così l'ostilità interna e favorendo un recupero più rapido dai fallimenti.
Dal pensiero binario al paradosso
Il perfezionismo e la sindrome dell'impostore si alimentano del pensiero binario: "o sono un successo o sono un fallimento", "o è perfetto o non serve". Questa rigidità cognitiva è una fonte inesauribile di stress.
La soluzione cognitiva risiede nell'abbracciare il paradosso, ovvero la capacità di sostenere due verità apparentemente opposte allo stesso tempo.
Invece di pensare "ho paura, quindi non sono capace", possiamo riformulare il pensiero in "ho paura E sono capace di farlo".
Cambiare la "o" con la "e" permette la complessità umana: puoi essere un esperto nel tuo campo E avere ancora cose da imparare; puoi sentirti insicuro E comunque guidare un progetto.
Questa flessibilità mentale disattiva il giudizio severo e apre lo spazio all'azione nonostante il dubbio.
Sommario
Nella nostra psiche vive un critico interiore o "sabotatore", un antico meccanismo di sopravvivenza che, nella vita adulta, ci ruba la gioia attraverso una narrazione costante di insufficienza e paura.
Per neutralizzare questa ostilità, è efficace utilizzare la tecnica dell'"amico caro", offrendo a noi stessi la stessa compassione, logica e conforto che daremmo naturalmente a una persona cara in difficoltà.
Dobbiamo abbandonare il pensiero binario rigido per abbracciare il paradosso; la salute mentale risiede nell'usare il "e" invece del "o", accettando che possiamo provare paura ed essere capaci allo stesso tempo.
dialogo interno e autocompassione