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ESURIMENTO SPORTIVO (BURNOUT)

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Trascrizione ESURIMENTO SPORTIVO (BURNOUT)


Dimensioni: esaurimento emotivo, depersonalizzazione e scarsa realizzazione

La sindrome da burnout nello sport è una risposta psicofisiologica allo stress cronico e interpersonale.

È caratterizzata da tre dimensioni: esaurimento emotivo e fisico (sensazione di svuotamento e mancanza di energia), depersonalizzazione o cinismo (atteggiamento negativo e distante nei confronti dello sport e dei compagni) e bassa realizzazione personale (sensazione di incompetenza e mancanza di risultati).

Non si manifesta dall'oggi al domani, ma è un processo erosivo. Per illustrarlo, immaginiamo il capitano di una squadra di pallamano che da anni si fa carico della responsabilità della leadership e delle esigenze del club. Comincia a sentire che andare ad allenarsi è una tortura (esaurimento).

Neglo spogliatoio, diventa sarcastico e tratta i novellini con freddezza, disconnettendosi emotivamente per proteggersi (spersonalizzazione).

Alla fine, anche se la squadra vince, sente che il suo contributo è irrilevante e che non sta facendo progressi (bassa realizzazione).

Questo quadro clinico indica che le sue risorse di coping sono state superate dalle continue richieste.

Segnali di allarme e differenziazione dallo stress normale

Distinguere il burnout dallo stress transitorio è essenziale per la prevenzione. Mentre lo stress di solito implica "troppo" (troppa pressione, troppa urgenza) e l'atleta cerca ancora di rispondere con iperattività, il burnout implica "insufficienza" (mancanza di motivazione, vuoto emotivo) e porta alla disconnessione.

I segnali di allarme includono sbalzi d'umore, disturbi del sonno, aumento dell'ansia e, paradossalmente, un calo delle prestazioni nonostante il mantenimento o l'aumento dello sforzo.

Un esempio preventivo potrebbe essere quello di osservare una giovane promessa del nuoto che improvvisamente smette di godersi le vittorie ed esprime il desiderio di abbandonare lo sport nonostante abbia talento.

Se si rileva che il suo ambiente (genitori e allenatori) ha creato un'atmosfera di pressione costante senza periodi di recupero mentale, l'intervento deve concentrarsi sulla riduzione del carico, sulla diversificazione della sua identità al di fuori della piscina e sul restituirle l'autonomia sulla sua carriera, prima che il ritiro diventi l'unica via


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