Trascrizione Teorie esplicative del comportamento criminale
Fattori socioeconomici e teoria della tensione (Strain Theory)
Non tutti gli individui che affrontano avversità ricorrono al crimine, ma la sociologia ha identificato chiari terreni fertili.
La "teoria della tensione" postula che la società imponga obiettivi di successo, generalmente finanziari o di status, ma non offra a tutti gli stessi mezzi legittimi per raggiungerli. Questa discrepanza genera una profonda frustrazione.
Immaginiamo un dipendente che, vedendo bloccata la sua promozione per mancanza di credenziali accademiche irraggiungibili per le sue tasche, decide di appropriarsi indebitamente di fondi per simulare quel successo.
Non è il desiderio di delinquere che lo spinge, ma l'angoscia di non poter soddisfare le aspettative sociali con mezzi legali.
La povertà cronica e la mancanza di un lavoro dignitoso sono potenti catalizzatori, che creano un ambiente in cui la trasgressione è percepita come l'unica via praticabile per la sopravvivenza o il riconoscimento.
Teoria della personalità criminale (nevrosi, estroversione, psicoticismo)
La psicologia ha proposto un modello che collega il temperamento biologico alla predisposizione criminale.
Questa teoria suggerisce che la struttura della nostra personalità si basa su tre pilastri.
In primo luogo, l'estroversione: individui con un sistema nervoso che necessita di costante stimolazione esterna, che li porta a cercare emozioni forti e rischi, a volte oltrepassando il limite della legalità.
In secondo luogo, il nevroticismo o instabilità emotiva: persone che reagiscono in modo esagerato e volatile allo stress, il che facilita comportamenti impulsivi o aggressivi in momenti di tensione.
Infine, lo psicoticismo, il tratto più direttamente collegato al crimine, caratterizzato da freddezza affettiva, ostilità e mancanza di empatia verso la sofferenza altrui.
Secondo questo approccio, la combinazione di un elevato desiderio di rischio, una bassa tolleranza alla frustrazione e una durezza emotiva crea il profilo incline alla recidiva.
Teoria dell'apprendimento sociale e violenza appresa
In contrapposizione al determinismo biologico, la teoria dell'apprendimento sociale sostiene che la violenza è un comportamento acquisito, non innato. Osserviamo e imitiamo.
Se un minore cresce vedendo che la figura autoritaria in casa risolve i conflitti urlando o picchiando, interiorizzerà che l'aggressività è uno strumento valido ed efficace.
Classici esperimenti con bambole gonfiabili hanno dimostrato che i bambini che assistevano a un adulto che picchiava il giocattolo tendevano a replicare quella violenza con maggiore ferocia quando rimanevano soli. Questo modello non si limita alla casa, ma si estende ai coetanei e ai media.
Se un adolescente entra a far parte di un gruppo in cui il furto o l'inganno sono celebrati come atti di astuzia e sopravvivenza, adotterà questi valori come propri, normalizzando il comportamento antisociale.
Sommario
La sociologia identifica la "teoria della tensione", secondo la quale la discrepanza tra gli obiettivi di successo sociale e la mancanza di mezzi legittimi genera una profonda frustrazione che spinge verso l'illegalità.
La psicologia collega il temperamento biologico al crimine attraverso tre pilastri: estroversione, nevrosi e psicoticismo. Questa combinazione di ricerca del rischio, instabilità ed freddezza emotiva crea un profilo incline alla criminalità.
La teoria dell'apprendimento sociale sostiene che la violenza è un comportamento acquisito per imitazione. Se un minore osserva che l'aggressività risolve i conflitti nel suo ambiente, interiorizzerà e normalizzerà tali valori antisociali.
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