Trascrizione Disturbo borderline di personalità (DBP)
Criteri diagnostici: instabilità, impulsività e paura dell'abbandono
Il disturbo borderline di personalità è definito da un modello generalizzato di instabilità nelle relazioni, nell'immagine di sé e negli affetti, accompagnato da una notevole impulsività.
Il motore centrale di questa sofferenza è una paura frenetica dell'abbandono, sia reale che immaginario.
Un ritardo di pochi minuti a un appuntamento può scatenare panico assoluto o rabbia sproporzionata, interpretati come un rifiuto totale. Per la diagnosi sono necessari almeno cinque sintomi.
Questi includono relazioni interpersonali intense e caotiche, che alternano estremi di idealizzazione e svalutazione.
L'alterazione dell'identità è marcata; l'individuo può cambiare drasticamente obiettivi, valori o carriera professionale nel giro di pochi giorni.
L'impulsività è potenzialmente autolesiva (spese eccessive, sesso a rischio, abbuffate).
Sono frequenti comportamenti, tentativi o minacce di suicidio e autolesionismo.
Inoltre, soffrono di instabilità affettiva reattiva (disforia episodica intensa), sentimenti cronici di vuoto e rabbia inappropriata o difficoltà a controllarla.
Meccanismi di difesa: la scissione (splitting)
Un meccanismo di difesa distintivo nel TLP è la scissione o "splitting". Di fronte all'incapacità di integrare gli aspetti positivi e negativi delle persone o delle situazioni in un insieme coerente, l'individuo percepisce il mondo in bianco e nero.
Le persone vengono classificate come "salvatori perfetti" o "traditori malvagi". Non esiste una via di mezzo.
Ciò si manifesta, ad esempio, quando un paziente tratta un membro del team terapeutico con assoluta adorazione, considerandolo l'unico competente, mentre denigra ferocemente un altro collega.
Questa polarizzazione può cambiare improvvisamente; l'"eroe" di ieri diventa il "cattivo" di oggi al minimo segno di frustrazione o percezione di rifiuto.
Questo meccanismo non solo frammenta le relazioni personali del paziente, ma può anche dividere i team professionali in ambito clinico se non gestito adeguatamente.
Trattamento di scelta: terapia dialettico-comportamentale (TDC)
L'intervento con il maggior supporto empirico per il TLP è la Terapia Dialettico-Comportamentale (TDC o DBT), sviluppata da Marsha Linehan.
Questo approccio combina tecniche cognitivo-comportamentali con pratiche di mindfulness e accettazione.
Si basa su una visione dialettica: il terapeuta deve bilanciare l'accettazione incondizionata del paziente così com'è con l'imperativo bisogno di cambiamento.
La TDC è strutturata in moduli che insegnano abilità specifiche di cui il paziente è solitamente carente: regolazione emotiva (imparare a gestire le emozioni intense senza agire impulsivamente), tolleranza al disagio (superare le crisi senza peggiorare la situazione), efficacia interpersonale (chiedere ciò di cui si ha bisogno e dire di no) e consapevolezza.
A differenza delle terapie puramente verbali, la TDC è molto pratica e spesso include il coaching telefonico tra una sessione e l'altra per generalizzare le abilità all'ambiente reale.
Sommario
È caratterizzata da una generale instabilità nelle relazioni e nell'immagine di sé, alimentata da una frenetica paura dell'abbandono. Queste persone sperimentano sbalzi d'umore estremi e impulsività che spesso portano a comportamenti autolesionistici.
Usano la "scissione" come meccanismo di difesa, percependo le persone in bianco e nero. Questa polarizzazione impedisce di integrare virtù e difetti, provocando cambiamenti improvvisi tra l'idealizzazione assoluta e la svalutazione feroce.
La terapia dialettico-comportamentale è il trattamento di scelta. Combina accettazione e cambiamento, insegnando abilità specifiche come la regolazione emotiva e la tolleranza al disagio per gestire le crisi senza ricorrere all'impulsività distruttiva.
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