Trascrizione Concettualizzazione del disturbo di personalità
Differenza tra tratto, stile e disturbo
È fondamentale distinguere tra avere un "tratto" di personalità e soffrire di un "disturbo".
Un tratto è una caratteristica prevedibile e stabile, come essere meticolosi o introversi, che permette alla persona di adattarsi al proprio ambiente in modo funzionale.
Tuttavia, quando questi tratti diventano rigidi, estremi e disadattivi, si supera il confine verso la patologia.
Ad esempio, essere prudenti è un tratto adattivo; vivere in uno stato di costante sospetto paranoico che impedisce di relazionarsi con gli altri è un disturbo.
Il disturbo è definito dalla sua inflessibilità e dal fatto che genera un disagio significativo o un deterioramento funzionale nella vita del soggetto, influenzando le sue relazioni, il suo lavoro e il suo benessere.
Criteri diagnostici generali e controversie
La diagnosi formale, secondo manuali clinici come il DSM, richiede l'esistenza di un modello duraturo di esperienza interna e comportamento che si discosti notevolmente dalle aspettative culturali.
Questo modello deve manifestarsi in aree chiave come la cognizione (modi di percepire), l'affettività (intensità e gamma emotiva), il funzionamento interpersonale e il controllo degli impulsi.
Esiste un dibattito accademico sulla validità di queste etichette: mentre una parte della comunità clinica ne difende l'utilità per il trattamento, in quanto identificano una sofferenza reale e classificabile, un'altra corrente critica la soggettività della diagnosi, sostenendo che ciò che consideriamo "disturbo" può variare a seconda delle norme sociali e politiche in evoluzione.
Vulnerabilità vs. Resilienza
Infine, l'equazione della personalità è completata dai concetti di vulnerabilità e resilienza.
La vulnerabilità è composta da fattori di rischio cumulativi: genetica avversa, povertà cronica, ambienti violenti o dinamiche familiari invalidanti.
Dall'altra parte della bilancia, la resilienza agisce come uno scudo protettivo.
Fattori come un temperamento affabile, un'elevata intelligenza, talenti personali o, soprattutto, una solida rete di sostegno sociale (mentori, amici, comunità) possono neutralizzare i rischi.
Anche una persona con un elevato carico genetico di instabilità può evitare di sviluppare un disturbo se il suo ambiente le fornisce gli strumenti di adattamento e l'affetto necessari per "attenuare" la sua biologia.
Sommario
È fondamentale distinguere tra tratti, che sono adattivi, e disturbi, che sono rigidi ed estremi. La patologia è definita dalla sua inflessibilità e dal fatto che genera un disagio significativo o un deterioramento funzionale nelle relazioni e nel lavoro.
La diagnosi formale richiede un modello duraturo che si discosti dalle aspettative culturali in materia di cognizione e affettività. Esiste un dibattito accademico sul fatto che queste etichette siano strumenti clinici utili o classificazioni soggettive influenzate dalle norme sociali.
L'equazione finale bilancia la vulnerabilità, composta da rischi genetici e ambientali, con la resilienza. Fattori protettivi come il sostegno sociale possono neutralizzare i rischi, prevenendo il disturbo fornendo gli strumenti di adattamento necessari.
concettualizzazione del disturbo di personalita