Gestione delle emozioni di base di fronte a stati di tensione e ipervigilanza

Seleziona la lingua :

Devi consentire i cookie di Vimeo per poter visualizzare il video.
Sblocca il corso completo e ottieni la certificazione!

Stai visualizzando il contenuto gratuito. Sblocca il corso completo per ottenere certificato, esami e materiale scaricabile.

*Con l’acquisto del corso ti regaliamo due corsi a tua scelta*

*Scopri la migliore offerta del web*

Trascrizione  Gestione delle emozioni di base di fronte a stati di tensione e ipervigilanza


Distinzione neurofisiologica tra emozioni e sentimenti

Le emozioni costituiscono risposte psicofisiologiche spontanee e intense innescate da stimoli ambientali, la cui durata è solitamente breve.

Queste reazioni automatiche comportano un complesso rilascio di sostanze neurochimiche e ormoni, quali la dopamina, la serotonina, la noradrenalina e il cortisolo, che preparano l’organismo ad agire immediatamente di fronte a situazioni specifiche.

I sentimenti, invece, emergono come risultato di una valutazione consapevole e profonda di tali emozioni, caratterizzandosi per una permanenza molto più prolungata nella struttura affettiva dell’individuo.

Comprendere questa differenziazione risulta estremamente cruciale durante la fase adolescenziale, periodo in cui i vertiginosi cambiamenti ormonali intensificano il vissuto affettivo quotidiano.

Mentre le emozioni primarie non possono essere evitate a causa del loro carattere istintivo, la capacità individuale di elaborarle a livello cognitivo permette di trasformare tali impulsi fisiologici transitori in sentimenti autoregolati, evitando così che la sovrastimolazione emotiva alteri la stabilità psicofisiologica e la salute globale di ogni persona.

Reazioni di base e fisiologia dell’ipervigilanza

Esistono risposte affettive primarie universalmente presenti nell’esperienza umana: la paura, la rabbia, la tristezza, la gioia, il disgusto e la sorpresa.

Di fronte a situazioni percepite come minacciose o altamente stressanti, l’organismo attiva meccanismi adattativi in cui predominano la rabbia e la paura, aumentando notevolmente i livelli di cortisolo.

Questa alterazione neurochimica pone la persona in uno stato permanente di ipervigilanza e tensione costante, influenzando negativamente la sua stabilità fisica e psicologica.

Se questi stati di allerta si protraggono nel tempo senza un’adeguata elaborazione, il corpo rimane intrappolato in una dannosa iperattivazione organica.

L’ipervigilanza prolungata distorce la percezione della realtà quotidiana, portando a interpretare stimoli del tutto neutri come pericoli imminenti.

Riconoscere l’insorgere improvviso di queste emozioni primarie è fondamentale per smantellare gradualmente la risposta fisiologica di allerta eccessiva, recuperando la tranquillità e preservando il benessere integrale della persona in crisi.

Strategie di autoregolazione di fronte alle crisi emotive

La repressione continua delle manifestazioni emotive porta spesso direttamente a inevitabili crisi affettive e a gravi disturbi comportamentali.

Pertanto, una gestione adeguata della tensione non implica negare il provare paura o rabbia, ma sviluppare abilità psico-affettive per incanalare adeguatamente l’energia accumulata.

Una gestione assertiva richiede di identificare tempestivamente i fattori scatenanti somatici e di sostituire le reazioni impulsive con valutazioni ponderate di ogni situazione.

Promuovendo l’autoconsapevolezza, l’individuo riesce a ridurre l’eccessiva secrezione di ormoni dello stress, ripristinando l’omeostasi organica.

Allo stesso modo, la verbalizzazione rispettosa e la valorizzazione delle proprie capacità emotive rafforzano la resilienza personale di fronte alle avversità.

In questo modo, il passaggio fluido dal


gestione delle emozioni di base di fronte a stati di tensione e ipervigilanza

Ci sono errori o miglioramenti?

Dov'è l'errore?

Cosa c'è che non va?