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ADHD: deficit di attenzione e iperattività

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Trascrizione ADHD: deficit di attenzione e iperattività


Basi neurobiologiche e disfunzione esecutiva

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) non è un problema di volontà o di "cattiva educazione", ma una condizione dello sviluppo neurologico con una chiara base biologica.

Il suo nucleo risiede in una disfunzione delle funzioni esecutive, localizzate principalmente nel lobo prefrontale.

Queste funzioni agiscono come il "direttore d'orchestra" del cervello, occupandosi di regolare l'attenzione, pianificare le azioni e, fondamentalmente, inibire gli impulsi.

In uno studente con ADHD, questo sistema di frenata e organizzazione matura più lentamente o funziona in modo inefficace.

Ciò si traduce in difficoltà nel filtrare gli stimoli irrilevanti (distrarsi con il volo di una mosca mentre viene spiegata un'equazione) o nel frenare una risposta motoria o verbale immediata (alzarsi senza permesso o interrompere).

Non è che lo studente non voglia prestare attenzione, è che il suo meccanismo biologico di regolazione non gli permette di mantenere la concentrazione o controllare la sua energia motoria in modo volontario e costante, il che ha un impatto grave sul suo rendimento scolastico e sociale.

Strategie didattiche: economia dei gettoni e autoistruzioni

Per gestire l'ADHD in classe, le strategie devono essere esterne, esplicite e motivanti. Una delle tecniche più efficaci è l'economia dei gettoni.

Questo sistema comportamentale permette di "materializzare" il tempo e il comportamento. Si concordano alcuni comportamenti target (ad esempio alzare la mano prima di parlare) e si assegnano immediatamente punti o gettoni ogni volta che vengono rispettati.

Questi punti vengono poi scambiati con privilegi in classe. Ad esempio, invece di punire il comportamento scorretto, un insegnante potrebbe stabilire che, al raggiungimento di dieci punti, lo studente possa scegliere la musica di sottofondo per l'attività artistica.

Un altro strumento potente è l'addestramento all'autoistruzione (tecnica di Meichenbaum). Consiste nell'insegnare allo studente a "parlare a se stesso" per guidare il proprio comportamento.

L'insegnante modella il processo verbalizzando i passaggi: "Prima mi fermo, poi guardo, poi penso e infine agisco".

L'obiettivo è che lo studente interiorizzi questo dialogo interno per frenare la sua impulsività prima


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