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Visioni accademiche: definizioni degli autori

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Trascrizione Visioni accademiche: definizioni degli autori


L'approccio dei risultati straordinari (Whitmore)

Per comprendere la portata della professione, è fondamentale analizzare come è stata definita dai grandi teorici.

John Whitmore (2002), uno dei padri del coaching moderno in Europa, lo definisce come una relazione professionale continuativa che ha un obiettivo chiaro: aiutare le persone a ottenere risultati straordinari nella loro vita, carriera, attività o organizzazione.

Whitmore pone l'accento sulla "straordinarietà", suggerendo che il coaching non serve a mantenere lo status quo, ma a rompere i soffitti di cristallo.

Attraverso questo processo, l'atleta non solo migliora i propri risultati, ma approfondisce il proprio apprendimento e rafforza la propria qualità di vita, comprendendo che il successo sportivo non deve andare a discapito della salute mentale o del benessere personale.

Il superamento delle barriere e il massimo rendimento (Dilts)

Da una prospettiva più incentrata sulla Programmazione Neurolinguistica (PNL), Robert Dilts (2004) definisce il coaching come il processo di aiutare le persone o i team a dare il massimo delle loro capacità.

Per Dilts, la chiave sta nel "trarre forza". Il coach non fornisce la forza, ma la estrae, la canalizza e la organizza.

La sua definizione sottolinea l'importanza di aiutare gli atleti a superare le loro barriere e limitazioni personali. Non si tratta solo di tattica, ma di identità e convinzioni.

Inoltre, aggiunge una dimensione sistemica fondamentale: facilitare l'individuo ad agire nel modo più efficace possibile come membro di una squadra, riconoscendo che nello sport moderno il talento individuale deve essere al servizio della sinergia collettiva.

Il cambiamento e la standardizzazione professionale (O'Connor e ICF)

D'altra parte, O'Connor e Lages (2005) offrono una visione incentrata sulla dinamica del cambiamento. Per loro, il coaching riguarda il modo di affrontare il cambiamento.

Usano la metafora del "mago": il coach prende le carte che il giocatore ha in mano (le sue attuali abilità, il suo fisico, la sua situazione) e lo aiuta a giocarle al meglio, o addirittura a cambiare le regole del gioco per trovare una strategia vincente.

Infine, l'International Coach Federation (ICF), il più importante organismo di regolamentazione, standardizza la definizione come un'associazione che stimola il pensiero e la creatività.

Secondo l'ICF, attraverso questo processo, il cliente approfondisce la sua conoscenza, aumenta le sue prestazioni e migliora la sua qualità di vita, stabilendo il coaching non come una correzione dei deficit, ma come un potenziamento delle risorse esistenti.

Sommario

John Whitmore definisce il coaching come una relazione per ottenere risultati straordinari e rompere i soffitti di cristallo. Enfatizza l'apprendimento continuo e il rafforzamento della qualità della vita dell'atleta.

Robert Dilts, partendo dalla programmazione neurolinguistica, propone di estrarre e canalizzare le forze dell'individuo. La sua visione sistemica integra il talento personale al servizio della sinergia collettiva e delle prestazioni elevate.

Infine, organizzazioni come l'ICF standardizzano il processo come un'associazione che stimola il pensiero creativo. Si concentra sul potenziamento delle risorse esistenti, sul miglioramento della conoscenza interna e sul raggiungimento delle massime prestazioni possibili.


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