Trascrizione Pilastri strutturali del processo
L'autoconsapevolezza: percepire per correggere
Il primo pilastro su cui si basa qualsiasi processo di coaching sportivo di successo è l'autocoscienza.
Non si tratta di un concetto astratto, ma di un'abilità tecnica che implica la capacità dell'atleta di percepire con estrema precisione ciò che accade nella sua realtà interna ed esterna.
Si tratta di sviluppare una sensibilità acuta verso le proprie emozioni, i propri movimenti fisici, la propria tensione muscolare e, soprattutto, i propri schemi di pensiero automatici.
Senza questa chiara percezione, la regolazione tecnica è impossibile; un atleta non può correggere un errore che non percepisce o cambiare un atteggiamento che non riconosce.
Il coach agisce come un amplificatore di segnale, aiutando l'atleta a sintonizzarsi con queste informazioni sottili.
Ad esempio, un tennista può imparare a notare che il suo respiro diventa toracico e rapido proprio prima di un punto di svolta, consentendogli di intervenire consapevolmente prima che il nervosismo comprometta la sua tecnica.
La responsabilità: assumersi la responsabilità del risultato
Il secondo pilastro imprescindibile è la responsabilità. Nel modello di coaching si parte dal presupposto che l'atleta è l'unico e legittimo proprietario dei propri risultati e del proprio processo di apprendimento.
Questo rompe con il modello paternalistico in cui l'allenatore si assume la colpa delle sconfitte o il merito delle vittorie.
Nel coaching, l'allenatore restituisce sistematicamente la responsabilità all'atleta. Non si tratta di incolpare, ma di responsabilizzare.
Quando un atleta si assume la responsabilità radicale della propria carriera, smette di cercare scuse nell'arbitro, nel clima o nella fortuna e inizia a cercare soluzioni nel proprio comportamento e nella propria preparazione.
La responsabilità è la chiave che trasforma un soggetto passivo in un attore protagonista del proprio destino sportivo.
Motivazione intrinseca e responsabilizzazione
La connessione tra questi pilastri genera la motivazione di più alta qualità: quella intrinseca.
Il coach non impone compiti né obbliga all'adempimento attraverso la paura o l'autorità.
Invece, incoraggia l'atleta a scegliere i propri impegni sulla base della propria autocoscienza.
Quando un fondista decide autonomamente di modificare la propria routine di riposo perché consapevole della propria stanchezza, il livello di impegno in tale azione è infinitamente superiore rispetto a quello che avrebbe se ricevesse un ordine esterno dall'allenatore. Questo trasferimento di potere è fondamentale.
Il coaching cerca di creare atleti autonomi, capaci di autocorreggersi e automotivarsi nel pieno della competizione, quando l'allenatore non può intervenire.
Questo empowerment è ciò che distingue i campioni che durano nel tempo dai talenti che dipendono sempre da una guida esterna.
Sommario
L'autoconsapevolezza è il primo pilastro fondamentale per percepire con precisione la realtà interna. Permette all'atleta di notare schemi di pensiero e tensioni fisiche prima di apportare qualsiasi modifica tecnica necessaria.
La responsabilità radicale richiede che l'atleta si assuma la responsabilità dei propri risultati e del proprio apprendimento. Rompe con i modelli paternalistici, trasformando l'atleta in un attore protagonista in grado di cercare costantemente soluzioni proprie.
Questi pilastri generano una motivazione intrinseca e un empowerment vitale per le competizioni di alto livello. L'obiettivo finale è quello di creare atleti autonomi che riescano a correggersi e motivarsi anche senza una guida esterna.
pilastri strutturali del processo