Trascrizione La rivoluzione del Gioco Interiore
Il vero avversario e la battaglia mentale
La teoria del "Gioco Interiore", che ha segnato una svolta nella psicologia sportiva moderna negli anni '70, propone una tesi rivoluzionaria: in ogni competizione esistono sempre due giochi simultanei.
Il primo è il gioco esterno, che si disputa contro un avversario fisico, contro il cronometro o contro un record, e che richiede il superamento di ostacoli esterni.
Ma il secondo, e spesso più decisivo, è il gioco interiore. Questo si svolge esclusivamente nella mente dell'atleta.
La sua tesi centrale sostiene che l'avversario più temibile che un tennista, un corridore o un nuotatore deve affrontare non si trova dall'altra parte della rete o nella pista accanto, ma nella propria testa.
Questo avversario interno si manifesta attraverso il dubbio, la paura di fallire, la mancanza di concentrazione e, soprattutto, l'autocritica distruttiva.
Finché l'atleta non riuscirà a dominare questo gioco interiore, le sue prestazioni esterne saranno sempre al di sotto del suo potenziale reale, indipendentemente da quanto si alleni fisicamente.
La paralisi da eccesso di istruzioni
Una delle scoperte più interessanti di questa corrente è l'effetto nocivo dell'eccesso di istruzioni.
È stato osservato che quando gli allenatori bombardano gli atleti con troppe correzioni tecniche ("piega di più le ginocchia", "alza il gomito", "ruota il polso"), provocano un collasso nella fluidità naturale del movimento.
L'atleta inizia a "pensare" il movimento invece di "sentirlo", il che genera rigidità muscolare e goffaggine.
Il cervello cosciente cerca di controllare processi che il cervello motorio sa eseguire meglio in modo automatico.
Questo eccesso di analisi blocca la capacità innata del corpo di imparare e adattarsi.
Il coaching, quindi, cerca di mettere a tacere quella voce critica e controllante per consentire al corpo di eseguire ciò che già sa fare, recuperando la grazia e l'efficienza del movimento istintivo.
Osservazione senza giudizio: la chiave dell'apprendimento
Per contrastare questa interferenza mentale, la metodologia propone di sostituire il giudizio ("ho sbagliato") con l'osservazione descrittiva ("la palla è uscita alta").
La tecnica chiave è la concentrazione sul "qui e ora" attraverso l'attenzione a variabili sensoriali non critiche.
Ad esempio, invece di sforzarsi di colpire "bene" una palla, all'atleta viene chiesto semplicemente di osservare con curiosità la rotazione della palla o il suono dell'impatto.
Occupando la mente cosciente in un compito di osservazione neutra, si riduce la paura e l'ansia per il risultato.
Questa "attenzione rilassata" permette al sistema nervoso di funzionare senza le interferenze dello stress, consentendo ad atleti che sembravano bloccati o mediocri di raggiungere livelli di eccellenza tecnica in tempi record, semplicemente perché hanno smesso di essere nemici di se stessi.
Sommario
La teoria del Gioco Interiore postula che in ogni competizione esistono due battaglie simultanee. L'avversario più temibile non è il rivale fisico, ma i dubbi e le paure interiori.
Un eccesso di istruzioni tecniche può paralizzare la naturale fluidità del movimento atletico. Quando il cervello cosciente cerca di controllare i processi automatici, genera rigidità muscolare e blocca il talento.
La soluzione consiste nell'osservare senza giudicare, sostituendo l'autocritica con una descrizione neutra. Questa attenzione rilassata permette al sistema nervoso di operare con efficienza, raggiungendo livelli di eccellenza.
la rivoluzione del gioco interiore