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Il triangolo sportivo (genitori-atleta-allenatore)

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Trascrizione Il triangolo sportivo (genitori-atleta-allenatore)


La complessità del sistema nelle fasi di formazione

Quando il coaching viene applicato nello sport di base o nelle fasi di formazione, il focus dell'intervento non è più esclusivamente l'atleta, ma si estende a un sistema tripartito e noto come "Triangolo sportivo". In questo ecosistema interagiscono il giovane atleta, l'allenatore e i genitori.

L'allenatore agisce spesso come mediatore sistemico, comprendendo che il bambino o l'adolescente non è un'entità isolata, ma che le sue prestazioni e il suo benessere sono condizionati dalle dinamiche familiari.

L'obiettivo principale in questa fase non è la vittoria immediata né la produzione industriale di campioni, ma lo sviluppo integrale della persona e l'adesione alla pratica sportiva a lungo termine. Se l'ambiente fallisce, il talento si esaurisce prima di maturare

Gestione della pressione genitoriale tossica

Uno dei fenomeni più distruttivi nello sport formativo è la figura del "genitore-allenatore" o "genitore-manager".

Questi genitori, spesso con le migliori intenzioni ma senza alcuna competenza pedagogica, proiettano le proprie frustrazioni, i propri sogni infranti o il proprio desiderio di status sociale sulla carriera dei figli.

Questa pressione esterna genera un'ansia competitiva che può portare alla sindrome da burnout (esaurimento) già a partire dai 12 o 13 anni.

L'allenatore ha il difficile ma necessario compito di educare i genitori, stabilendo limiti chiari sul loro ruolo.

Deve aiutarli a capire che il loro compito non è quello di analizzare la tattica in macchina mentre tornano a casa, ma di essere "accompagnatori incondizionati" che offrono sicurezza affettiva indipendentemente dal risultato del punteggio.

Strumenti ludici e valori

Per lavorare direttamente con il giovane atleta, l'allenatore adatta il suo linguaggio e i suoi strumenti.

Si utilizza la ludicizzazione per insegnare competenze emotive complesse; ad esempio, invece di parlare teoricamente di "controllo dell'attivazione", si insegna ad attivare i "superpoteri della calma".

È fondamentale aiutare il bambino a distinguere il proprio valore personale dai risultati sportivi ("sei prezioso anche se perdi la partita"), proteggendo la sua autostima in fase di costruzione.

Allo stesso modo, si individua e si neutralizza il perfezionismo precoce, insegnando che l'errore non è una macchia sul curriculum, ma una parte naturale e necessaria del processo di apprendimento.

Risanando il triangolo sportivo, si crea un ambiente ecologico in cui il talento può fiorire senza il soffocamento delle eccessive esigenze degli adulti.

Sintesi

Nello sport di base, il coaching si estende a un sistema tripartito in cui interagiscono giovani, allenatori e genitori. L'obiettivo è lo sviluppo integrale e l'adesione duratura.

La pressione genitoriale tossica genera ansia competitiva e rischio di esaurimento precoce nei bambini. Il coach educa i genitori ad agire come accompagnatori affettivi incondizionati.

Attraverso strumenti ludici, si insegna a distinguere il valore personale dai risultati ottenuti. Risaniare questo sistema permette al talento di fiorire senza l'asfissia delle esigenze degli adulti.


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