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Educazione emotiva: il vaccino definitivo contro la violenza scolastica - bullismo scolastico
Dietro ogni insulto, ogni colpo e ogni esclusione, c'è un'emozione mal gestita. L'aggressore di solito agisce mosso dalla rabbia, dalla frustrazione o dalla necessità di riconoscimento. La vittima soffre per la paura e la vergogna. Gli spettatori tacciono per insicurezza. Per questo gli esperti concordano: l'alfabetizzazione emotiva è la prevenzione primaria più efficace contro il bullismo. Se insegniamo matematica e lingua, perché non insegniamo a gestire la rabbia?
In questo articolo esploriamo il legame diretto tra intelligenza emotiva e convivenza, un pilastro centrale del nostro corso formativo.
L'empatia è la capacità di mettersi nei panni dell'altro e sentire ciò che sente. Neurobiologicamente, è l'inibitore naturale della violenza.
Il deficit dell'aggressore: Molti bulli hanno un'"empatia disconnessa". Possono comprendere intellettualmente che l'altro soffre, ma non si connettono emotivamente con quel dolore. Educare all'empatia implica lavorare sui neuroni specchio. Quando un bambino comprende davvero che le sue parole causano un dolore reale, è molto più difficile che continui ad aggredire.
Come lavorarla: Attraverso la narrazione, il teatro, l'apprendimento-servizio (aiutare gli altri) e l'espressione dei sentimenti in classe.
L'assertività è l'abilità di difendere i propri diritti senza aggredire né sottomettersi. È il punto medio tra la passività (vittima) e l'aggressività (bullo).
Strumenti per la vittima: Molti bambini vengono molestati perché non sanno porre limiti. Allenare l'assertività dà loro strumenti verbali e corporei per fermare i primi tentativi di derisione. Insegnare a dire "NO", a mantenere il contatto visivo, a usare un tono di voce fermo e a chiedere aiuto senza sentirsi "spione" è vitale per rompere il ciclo di vittimizzazione.
Molti aggressori ricorrono alla violenza perché non hanno altro vocabolario per esprimere il loro malessere. Sono "analfabeti emotivi" che trasformano la tristezza, l'invidia o la paura in colpi.
Tecniche di autocontrollo: Insegnare tecniche come "Il Semaforo" (Rosso: Fermarsi e respirare; Giallo: Pensare opzioni; Verde: Agire) aiuta gli alunni impulsivi a elaborare l'emozione prima che si trasformi in comportamento violento. Identificare i fattori scatenanti ("mi arrabbio quando perdo a calcio") permette di prevenire la reazione.
Il conflitto è naturale e inevitabile nella convivenza umana; il bullismo no. La differenza sta nel modo in cui si gestisce il conflitto.
Mediazione scolastica: È uno strumento potente in cui due alunni in conflitto si siedono con un terzo neutrale (mediatore) per cercare una soluzione "win-win".
Ciò che non viene nominato non si gestisce. Molti adolescenti si sentono "male", ma non sanno differenziare se è ansia, solitudine, gelosia o delusione.
Allargando il dizionario: Più parole ha uno studente per definire il suo mondo interiore, meno avrà bisogno di agire fisicamente ciò che prova. Introdurre routine come il "check-in emotivo" all'ingresso in classe ("oggi mi sento un 7 di energia e un 3 di gioia") normalizza il parlare dei sentimenti e crea un gruppo di supporto naturale.
Una scuola emotivamente intelligente non è una scuola senza problemi, è una scuola che ha gli strumenti per risolverli dialogando, non aggredendo.