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Transizione emotiva e guarigione profonda

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Trascrizione Transizione emotiva e guarigione profonda


Gestione del lutto, rabbia funzionale e perdono terapeutico

Il recupero dopo una relazione abusiva non è un processo lineare, ma oscillante. La sopravvissuta deve attraversare un lutto estremamente complesso: non solo piange la perdita della relazione o la rottura familiare, ma anche la morte della "speranza" che l'aggressore cambiasse e la perdita dell'immagine idealizzata che aveva costruito durante le fasi della "luna di miele".

In questo processo, è fondamentale normalizzare e convalidare la rabbia. Durante l'abuso, la rabbia della vittima è stata repressa, punita o patologizzata ("sei pazza", "sei isterica").

Nella fase di recupero, la rabbia è un'emozione sana e necessaria; agisce come un carburante energetico e un segnale d'allarme che indica che sono stati violati i limiti personali.

Il lavoro terapeutico consiste nel canalizzare questa rabbia non verso la vendetta - che manterrebbe il legame emotivo con l'aggressore - ma verso l'autoprotezione e l'azione costruttiva. Allo stesso modo, il concetto di perdono deve essere ridefinito terapeuticamente.

Perdonare non significa giustificare l'abuso, minimizzare i fatti o riconciliarsi con l'aggressore per tornare a convivere.

Significa rinunciare al desiderio di vendetta e liberare la "radice di amarezza" che lega la vittima al passato.

Mantenere vivo l'odio perpetua il potere dell'aggressore sullo stato emotivo della vittima anche anni dopo la separazione.

Il perdono è un atto di liberazione egoistica (in senso buono) che la vittima compie per purificare la propria psiche ed evitare di trasferire quella frustrazione nelle sue nuove relazioni o nell'educazione dei figli.

Regolazione del sistema nervoso e finestra di tolleranza

Il trauma spinge il sistema nervoso fuori dalla sua zona di equilibrio fisiologico. Le vittime tendono ad oscillare tra l'iperattivazione (ansia, panico, rabbia esplosiva, insonnia) e l'ipoattivazione (intorpidimento, disconnessione, depressione, stanchezza cronica).

L'obiettivo clinico è aiutare il paziente ad ampliare la sua "finestra di tolleranza", quello spazio mentale in cui le emozioni possono essere elaborate senza sopraffare la capacità cognitiva.

Per ottenere questo risultato, si utilizzano tecniche di grounding (radicamento) per riportare la persona al presente quando soffre di un flashback emotivo o di una crisi d'ansia.

Esercizi come nominare oggetti dell'ambiente circostante, sentire il peso del corpo sulla sedia o tecniche di respirazione diaframmatica aiutano a disattivare la risposta di lotta/fuga dell'amigdala.

Imparare ad autoregolarsi restituisce alla vittima il controllo sul proprio corpo e sulla propria mente, rompendo la dipendenza dall'aggressore come antico regolatore esterno della sua realtà (che dettava quando poteva stare tranquilla e


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