Trascrizione Ridefinizione del fallimento
Il fallimento come dato, non come identità
Una delle chiavi per sviluppare la resilienza è svincolare il nostro valore personale dai risultati dei nostri progetti.
Spesso, quando un progetto non ha successo, la narrativa interna tende ad essere "sono un fallito", fondendo l'identità dell'individuo con l'evento esterno.
È fondamentale riformulare questa percezione adottando una "mentalità di crescita", come suggerisce la psicologa Carol Dweck.
In questa ottica, un compito difficile o un risultato negativo non è una sentenza sulla nostra capacità fissa, ma un'opportunità di apprendimento che ci fornisce informazioni preziose sulle nostre attuali competenze.
L'errore deve essere visto semplicemente come un dato neutro: ci indica quale strategia non ha funzionato e dove è necessario un aggiustamento, senza emettere un giudizio morale sulla persona che ha eseguito l'azione.
Comprendere che siamo molto più grandi e complessi di qualsiasi singolo progetto ci permette di mantenere l'integrità emotiva anche quando i risultati non sono quelli sperati.
La mentalità sperimentale
Per ridurre la paura paralizzante di sbagliare, è utile affrontare i cambiamenti e le sfide come "esperimenti" piuttosto che come impegni definitivi per tutta la vita.
Inquadrando una nuova azione - come provare una nuova abilità o cambiare una routine - come una fase di raccolta dati o un "micro-cambiamento", si riduce drasticamente la pressione di doverla eseguire alla perfezione.
Se trattiamo le nostre iniziative come piccoli laboratori di prova, il risultato "negativo" smette di essere un fallimento e diventa una scoperta scientifica personale: "ora so che questo non funziona in questo modo".
Questa prospettiva stimola la curiosità e consente di cambiare rapidamente direzione senza il peso emotivo della delusione, facilitando l'assunzione di rischi calcolati e l'innovazione personale.
Umiltà contro umiliazione
Il fallimento ha una funzione regolatrice essenziale: ci connette con la nostra umanità.
Tuttavia, esiste una distinzione fondamentale tra sentirsi umili e sentirsi umiliati.
L'umiltà è una virtù che ci permette di riconoscere che non siamo il centro dell'universo né esseri infallibili, tenendo sotto controllo l'ego e il perfezionismo.
La sindrome dell'impostore, al contrario, ci spinge verso l'auto-umiliazione, dove la fallibilità è vissuta con vergogna e occultamento.
Accettando l'errore con umiltà, possiamo reindirizzare il nostro tempo e le nostre energie verso ciò che conta davvero, come prendersi cura degli altri o fare volontariato, riconoscendo che la nostra importanza è
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