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Confronto e competizione

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Trascrizione Confronto e competizione


La trappola neurologica del confronto

Il nostro cervello ha un pregiudizio negativo intrinseco: tende a dare più peso alle esperienze negative che a quelle positive. In ambito sociale, questo si traduce nell'abitudine di "confrontare e disperare".

Osserviamo l'aspetto esteriore raffinato e di successo degli altri e lo confrontiamo con il nostro interiore pieno di dubbi e lotte, un'equazione in cui usciamo sempre perdenti. Questo meccanismo è ingiusto e distorto.

Possiamo avere dieci interazioni positive in un giorno, ma rimarremo ossessionati da quella persona che sembra fare meglio di noi in un solo ambito.

Capire che il nostro cervello è programmato per rilevare la "minaccia" della concorrenza ci permette di mettere in discussione la validità di questi confronti.

Spesso idealizziamo gli altri ("tutti ne sanno più di me"), generalizzando le loro virtù e ignorando le loro lotte, il che alimenta il nostro senso di inadeguatezza senza alcun fondamento reale.

Dalla rivalità al mentoring

Un modo efficace per disattivare l'invidia o l'intimidazione professionale è cambiare la narrativa sui nostri "concorrenti".

Se c'è qualcuno con cui ti confronti costantemente, invece di vederlo come una minaccia che mette in evidenza le tue mancanze, prova a riformularlo come fonte di ispirazione o potenziale mentore.

Chiediti quali qualità specifiche ammiri in quella persona e come potresti imparare da lei.

Questo approccio basato sulla "mentalità di crescita" trasforma l'energia passiva e dolorosa del confronto in una curiosità attiva e produttiva.

Puoi anche avvicinarti a quella persona e coltivare una relazione; condividendo le vulnerabilità, spesso scopriamo che anche loro hanno le loro insicurezze, umanizzando l'idolo e sfatando il mito della sua perfezione irraggiungibile.

Disattivazione del punteggio immaginario

Molte persone operano con un "punteggio" mentale interno, tenendo conto delle vittorie e delle sconfitte in una competizione immaginaria contro il mondo.

Contano ogni proprio errore come un punto a sfavore e ogni successo altrui come una perdita personale.

Questa abitudine di tenere il punteggio è distruttiva perché non esiste un giudice obiettivo; l'arbitro è il nostro critico interiore di parte. La strategia per guarire è smettere di tenere il conto.

Dobbiamo concentrarci sulla nostra strada, riconoscendo che il successo degli altri non diminuisce il nostro.

Se dobbiamo tenere un registro, che sia delle nostre piccole vit


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