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Errori comuni nella comunicazione familiare

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Trascrizione Errori comuni nella comunicazione familiare


Una comunicazione carente è una delle principali fonti di conflitto in famiglia.

Spesso i problemi non derivano da cattive intenzioni, ma da errori sistematici nel modo in cui ci esprimiamo e ascoltiamo.

Crediamo di aver comunicato, usiamo un linguaggio che si presta a fraintendimenti e facciamo fatica a vedere le cose dalla prospettiva dell'altro.

Riconoscere e correggere questi errori comuni è fondamentale per costruire un clima di comprensione e ridurre discussioni inutili.

L'illusione che la comunicazione abbia avuto luogo

Il più grande ostacolo alla comunicazione è l'illusione che essa sia avvenuta con successo.

Spesso diamo per scontato che l'altra persona, che sia il nostro partner o nostro figlio, abbia capito perfettamente ciò che volevamo dire, e loro, a loro volta, danno per scontato che noi abbiamo colto il loro messaggio.

Diamo per scontato che la comprensione sia automatica, ma questa supposizione è alla base di innumerevoli conflitti.

Questa "illusione" porta a frustrazioni e discussioni successive, con frasi del tipo "Ma perché l'hai fatto così, se te l'avevo detto chiaramente?".

La realtà è che la chiarezza è soggettiva. Ciò che è ovvio per uno non lo è per l'altro.

Per evitare questo errore, è fondamentale sviluppare abitudini di comunicazione più sane, come verificare la comprensione e non dare nulla per scontato.

Il problema del linguaggio soggettivo e ambiguo ("comportati bene", "aiutami")

L'uso di un linguaggio soggettivo e ambiguo è una garanzia di conflitto, poiché si presta a infinite interpretazioni.

Frasi come "metti in ordine la tua stanza" o "aiutami ad apparecchiare la tavola" sono estremamente vaghe.

Per te, "riordinare la stanza" può significare rifare il letto, mettere a posto i vestiti e sistemare i libri. Per tuo figlio, può significare semplicemente togliere un paio di cose dal pavimento.

Quando torni e vedi che le tue aspettative non sono state soddisfatte, il conflitto è inevitabile.

Lo stesso vale per l'ordine "comportati bene". Cosa significa esattamente? Per il bambino può significare non picchiare il fratello, ma dargli fastidio prendendogli le sue cose.

Per evitare questo, bisogna essere estremamente specifici. Invece di "comportati bene", dite: "Mentre siamo nella sala d'attesa, voglio che tu stia seduto e non urli".

Allo stesso modo, se tuo figlio ti dice "non mi capisci", invece di discutere, chiedi: "Cosa devo fare per farti sentire che ti capisco?".

La chiarezza elimina le supposizioni e previene i malintesi.

L'incapacità di mettersi nei panni dell'altro

Questo errore di comunicazione può essere riassunto in una parola: empatia, o meglio, mancanza di empatia.

Essere empatici non significa essere d'accordo con l'altra persona, ma essere in grado di vedere la situazione dalla sua prospettiva, provando ciò che prova lei.

Molte volte reagiamo ai comportamenti dei nostri figli senza cercare di comprendere l'emozione che c'è dietro.

Ad esempio, se neghi a tua figlia il permesso di andare a una festa e lei si chiude in camera a piangere, la tua prima reazione potrebbe essere di rabbia per il suo "dramma".

Ma se ti metti nei suoi panni, forse capirai che aspettava quell'evento da settimane e che tutti i suoi amici ci andranno.

Comprendere la sua tristezza non significa che devi cambiare la tua decisione, ma ti permette di convalidarla e dire: "Figlia mia, capisco che tu sia così arrabbiata e triste.

Comunque, la mia risposta è no per questi motivi".

Questa semplice convalida può cambiare completamente la dinamica del conflitto, trasformando una battaglia in un momento di connessione emotiva.

Riepilogo

Una comunicazione carente è la principale fonte di conflitto in casa. L'ostacolo maggiore è l'illusione che la comunicazione abbia avuto luogo.

Diamo per scontato che l'altro abbia capito, ma la chiarezza è soggettiva. L'uso di un linguaggio ambiguo come "comportati bene" è una garanzia di conflitto.

Un altro errore è l'incapacità di mettersi nei panni dell'altro, la mancanza di empatia. Essere empatici non significa essere d'accordo, ma vedere le cose dalla sua prospettiva.


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