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Tecniche gestaltiche soppressive

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Trascrizione Tecniche gestaltiche soppressive


Eliminazione del "noi" (sovramis) e assunzione dell'"io"

Nel lavoro terapeutico gestaltico, il linguaggio è un indicatore diretto del grado di responsabilità che il paziente assume sulla propria esistenza.

Una delle prime barriere da abbattere sono i "noi", che consistono nel parlare al plurale ("noi") per riferirsi a esperienze personali.

Quando un membro della coppia dice: "Ci sentiamo frustrati da questa situazione", sta diluendo la propria emozione in un'entità collettiva, evitando di assumersi la responsabilità dei propri sentimenti individuali.

L'intervento soppressivo consiste nell'interrompere il discorso e chiedere al cliente di riformulare la frase in prima persona. Il terapeuta potrebbe dire: "Per favore, ripeti quello che hai detto usando la parola 'io'".

Sostituendo "noi pensiamo" con "io penso", l'individuo si separa dalla simbiosi con il partner e si appropria della propria verità.

Questo è fondamentale nella terapia di coppia per evitare che uno parli per l'altro, favorendo la differenziazione necessaria per un contatto reale e onesto tra due adulti autonomi.

Sostituzione di "devo" con "voglio" (devoismi)

Un'altra struttura linguistica che si cerca di eliminare è il "devoismo". L'uso frequente di parole come "devo", "devo" o "ho bisogno" indica un'alienazione dai propri desideri, suggerendo che la persona agisce sotto la coercizione di norme esterne o mandati introiettati, piuttosto che per propria scelta.

Questo genera vittimismo e risentimento, poiché la persona sente che la vita è un peso imposto.

Il terapeuta invita il paziente a sostituire "devo" con "voglio" o "scelgo". Ad esempio, se un cliente dice "Devo andare a trovare i miei suoceri domenica", gli viene chiesto di dire "Scelgo di andare a trovare i miei suoceri".

Se il cliente sente che questo non è vero ("non voglio andare"), la tecnica rivela il conflitto interno e permette di rinegoziare l'azione dalla responsabilità: "Scelgo di andare perché apprezzo la pace con il mio partner, anche se non mi diverto".

Questo cambiamento semantico trasforma l'obbligo in una decisione consapevole, restituendo il potere personale all'individuo.

Confronto tra manipolazione ed evitamento

La manipolazione in seduta si manifesta attraverso comportamenti volti a evitare un contatto profondo o a distogliere l'attenzione da argomenti dolorosi.

Può presentarsi come un eccesso di intellettualizzazione, domande costanti al terapeuta ("tu cosa faresti?") o comportamenti di disturbo minori (guardare l'orologio, chiedere di andare in bagno in un momento critico).

Queste manovre sono tentativi dell'ego di rimanere nella zona di comfort e non affrontare l'angoscia della crescita. L'approccio gestaltico richiede di confrontarsi con questi comportamenti nel "qui e ora".

Se un paziente inizia a elogiare eccessivamente il terapeuta proprio quando viene toccato un argomento delicato, il terapeuta deve farlo notare: "Ti rendi conto che stai spostando l'attenzione su di me proprio ora? Cosa stai cercando di evitare?".

Eliminando la via di fuga manipolativa, si costringe il paziente a sostenere la tensione emotiva necessaria affinché emerga la vera natura del conflitto e si produca l'insight.

Sommario

La Gestalt cerca di far sì che il paziente si assuma la responsabilità della propria esistenza attraverso il linguaggio. Si eliminano i "dovresti", costringendo a sostituire il noi con l'io per favorire la differenziazione.

I "dovresti" alienano i desideri propri suggerendo che la persona agisce sotto la coercizione di norme esterne. Cambiare "devo" con "scelgo" trasforma l'obbligo in una decisione consapevole, restituendo il potere personale.

Si affronta la manipolazione progettata per evitare il contatto profondo o deviare argomenti dolorosi. Sopprimendo le vie di fuga, si sostiene la tensione emotiva necessaria affinché emerga l'intuizione.


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