Trascrizione Fasi del lutto
Negazione, rabbia e negoziazione di fronte alla notizia
Il modello di Kübler-Ross descrive il processo emotivo di fronte alla morte imminente o a una grande perdita.
La prima fase è quella della negazione e dello shock: un meccanismo di difesa temporaneo in cui la persona (o il suo partner) rifiuta di accettare la realtà della diagnosi ("deve essere un errore di laboratorio", "non sono io").
Questo attenua l'impatto iniziale, ma deve lasciare il posto alla realtà. Quando la negazione crolla, emerge la rabbia o l'ira.
Il paziente si chiede "Perché proprio a me?" e può proiettare ostilità verso i medici, la famiglia, il partner o Dio. È fondamentale che chi lo circonda non prenda questi attacchi sul personale.
Successivamente, compare la negoziazione: un tentativo di rimandare l'inevitabile attraverso "accordi" con una forza superiore o cambiamenti di comportamento ("se mi comporto bene/smetto di fumare, vivrò fino al matrimonio di mio figlio"). È un tentativo di riprendere il controllo su una situazione ingestibile.
Depressione e accettazione finale
Quando la malattia progredisce e la negoziazione fallisce, arriva la depressione. Non si tratta di una patologia clinica, ma di una risposta adeguata alla grande perdita che si profila all'orizzonte.
Il paziente inizia a dire addio, a rimpiangere ciò che lascerà alle spalle e a prepararsi alla separazione. È un lutto anticipato.
Cercare di "rallegrare" artificialmente il paziente in questa fase è controproducente; ha bisogno di spazio per la sua tristezza.
Infine, se c'è tempo a sufficienza, si può raggiungere l'accettazione. Non è felicità, ma una pace priva di sentimenti intensi. Il paziente smette di lottare e accetta la sua finitezza.
In questa fase, la cerchia di interessi si riduce, il bisogno di parlare diminuisce e la compagnia silenziosa diventa il linguaggio dell'amore.
Per il partner sopravvissuto, raggiungere la propria accettazione dell'esito è fondamentale per consentire all'altro di andarsene in pace.
Comunicazione e accompagnamento terapeutico
Il ruolo del terapeuta non è quello di "aggiustare" la morte, ma di accompagnare nella verità. Uno dei compiti più difficili è la comunicazione con i bambini.
Gli adulti spesso cercano di "proteggerli" con eufemismi ("il nonno si è addormentato"), il che genera confusione e paure notturne.
Bisogna parlare con onestà adeguata all'età, spiegando che il corpo ha smesso di funzionare e che la morte è irreversibile, ma non un abbandono volontario. Con il paziente terminale, la terapia si concentra sull'ascolto attivo e sulla convalida.
Spesso hanno bisogno di parlare delle loro paure, rivedere la loro vita, chiudere questioni in sospeso o semplicemente essere riconosciuti come persone vive fino all'ultimo mom
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