Trascrizione La profondità del linguaggio emotivo
Le emozioni come categorie: l'insufficienza del linguaggio per descrivere i sentimenti
Dobbiamo iniziare a pensare alle emozioni non come entità uniche e fisse, ma come categorie ampie che abbracciano una vasta gamma di esperienze.
Il nostro linguaggio, anche se parliamo più lingue, è insufficiente per cogliere e descrivere con precisione l'enorme varietà, intensità e combinazione di sentimenti che proviamo.
Culture diverse hanno sviluppato parole per sfumature emotive che semplicemente non esistono in altre lingue, dimostrando che il nostro vocabolario limita la nostra capacità di articolare, e forse anche di riconoscere pienamente, la complessità del nostro mondo interiore.
Una sola parola come "rabbia" o "tristezza" raggruppa esperienze molto diverse, rendendo la comunicazione dei sentimenti intrinsecamente imprecisa.
Esempi di sfumature culturali nel concetto di "rabbia"
Prendiamo la categoria della "rabbia" come esempio di questa complessità. Non esiste un unico tipo di rabbia.
Possiamo provare rabbia per una frustrazione fisica momentanea (come sbattere un dito del piede), rabbia per un'ingiustizia percepita, rabbia diretta verso noi stessi o una rabbia profonda e risentita verso qualcuno per qualcosa che è successo molto tempo fa.
L'intensità varia enormemente, da una lieve irritazione a una rabbia intensa. Inoltre, la rabbia è spesso mescolata ad altre emozioni.
Sebbene culture diverse possano avere termini specifici per alcune di queste sfumature, una singola lingua raramente possiede il vocabolario necessario per distinguere tutte queste "versioni" della rabbia, rendendo difficile esprimere esattamente il tipo di rabbia che stiamo provando o percependo.
Implicazione: non dare per scontato né diagnosticare gli stati emotivi
La comprensione che le emozioni sono categorie complesse e che il nostro linguaggio è limitato ha un'implicazione cruciale per l'interpretazione della comunicazione non verbale e dell'interazione in generale: dobbiamo evitare di presumere o "diagnosticare" frettolosamente lo stato emotivo di un'altra persona.
Dato che anche noi stessi spesso facciamo fatica a comprendere ed esprimere con precisione i nostri sentimenti, e che le espressioni variano a livello culturale e individuale, è rischioso trarre conclusioni definitive basandosi solo su segnali non verbali o descrizioni verbali semplificate.
Invece di dare per scontato, è più produttivo mantenere la curiosità, osservare i modelli nel tempo e, quando appropriato, utilizzare domande aperte per invitare l'altra persona a c
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